UNO SGUARDO NEL BUIO DI PETER MANERO

di | 25 de Maggio de 2010

Uno sguardo nel buio

Il turbinare delle eliche creavano un fracasso così assordante che per comunicare, bisognava urlare.

<> si avvicinò ad u no di questi.

<> e il suo biplano decollò dalle scuderie.

Come un sommo albatro, i veivoli percorrevano un lungo tragitto di terra per poi spiccare il volo, sfiorando le volte dei cieli ed essere partecipi del segreto della creazione, nuvole fra le nuvole, vento contro vento e tu unico sovrano. Non ebbe il tempo di godere queste sensazioni, che si voltò e notò un caccia nemico alle sue spalle, il suo nemico, il triplano Fokker DR I del capitano Manfred von Richthofen.

<> mormorò fra se e senza pensarci un attimo, fece una piroetta all’in giù disegnando una semicurva dimodoché si trovasse alle sue spalle per colpirlo a morte. Una raffica di un mitra sincronizzato, poco prima dell’azione, gli aveva perforato le alette che aveva davanti. Dall’altro lato, lo slesiano, per nulla intimorito, svoltò a sinistra quasi avesse presagito la manovra. Jason non s’avverti delle intenzioni di von Richthofen, e quando riprese quota, si vide davanti il muso del triplano nemico che proveniva da sinistra e non dalle sue spalle. Quasi in un’armonia musicale, entrambi spararono a raffica centinaia di pallettoni, mentre il barone, che gli stava piombando addosso, lo scansò con una virata di quarantacinque gradi all’in giù continuando a mitragliarlo senza sosta. La cupola di vetro della cabina si infranse come bicchieri di cristallo fortunatamente non colpendolo.

<> e con un colpo di volante virò a sinistra in una lunga iperbole, che dovuta ai tempi, facilitò la manovra del nemico, il quale in una doppia capriola, gli stava sferrando un attacco frontale: Jason non riuscì a evitare la mitragliata che gli perforò il motore, mentre un nugolo di fumo nero fuoriuscì.

<> urlava alla radio <>

Il Sopwith Camel cominciò a tremare rullando spaventosamente, e le immagini che Jason adesso vedeva davanti, gli sfuggivano in una sequela rapidissima e e così impressionante da, institivamente, coprire il viso con le mani. Poi un boato e una fiammata squarciò l’alba del 12 novembre 1917.

Una coltre nera, adesso, gli appariva come un manto di spugna mentre all’orecchio, in una ridda fastidiosa, i suoni erano assordanti e spesso, anche distorti: nonostante il buio, cercò di muovere le mani perché da tutto il resto del corpo sembrava immobilizzato. Chiamò più di una volta, mentre si rese conto che le mani le aveva sospese nell’aria quasi volesse abbracciare qualcuno. D’un tratto, quelle mani si sentirono strette e accarezzate da un tocco delicato e fresco, un unguento odoroso e profumato si era sparso per tutte le braccia fino ad arrivare al suo naso.

<> e a ciò seguì una risatina argentina. Jason, era lui, ebbe una scossa all’udire quella musicalità da stringere fortemente le mani di lei.

<> Percepì il suo respiro fresco, segno che si stava avvicinando a lui. Una ventata di rose lo investì e la sua voce, adesso, diventò più nitida e forte.

<>

<>

<>

<>

Lei sospirò, e ancora una volta si sentì rianimare da tanta freschezza.

<> Jason era in uno stato di agitazione: mai, aveva vissuto emozio