UNA PAGINA EMOZIONANTE

di | 27 de Agosto de 2013

Vi sedete su una panchina sulla riva dello stagno. Hai voglia di una sigaretta ma negli ultimi tempi ci stai attenta, a fumare vicino a lui, come se a questo punto potesse cambiare qualcosa. Gratti Mozzo sulla testa mentre punta senza vederle le anatre al centro dello stagno. Le percepisce con altri sensi, e il suo cuore di cacciatore freme e scalpita.
“Secondo me”, dice tuo padre, “il problema è che ti aspetti troppo dalle relazioni”.
“Come troppo? Un po’ di amore ti pare troppo?”
“Non mi pare troppo l’amore, mi pare troppo come lo intendi tu”
“Cioè come lo intendo, scusa?”
Tuo padre sospira. “A una persona puoi chiedere un po’ di compagnia. Ma non di fondersi con te, affidarti la sua vita e farne una cosa sola con la tua. Se chiedi questo all’amore, finisce che ti deludono tutti”.
“Papà, ma è una cosa tristissima”.
“Non direi”.
“Un po’ di compagnia? Sei sposato da vent’anni ed è tutto lì?”
“Senti”, dice lui, “Io sto bene con tua madre. E sto bene quando sono con te, sono contento adesso che parliamo. Ma l’amore arriva fino a un certo punto, più in là non ci può andare. Io non posso fare molto per la tua vita, se non darti una mano in quello che ti serve, aiutarti coi soldi, dirti studia, vai, vai a Roma, trovati la tua strada. Ma lì mio fermo. E tu non puoi prenderti la mia malattia. Anche con tutto l’amore del mondo, qui dentro ci sono solo io”.
Dice qui dentro battendosi un pugno sul petto, e sai qual è la cosa più strana? Che proprio mentre tuo padre ti rivela le sue terribili verità, tu senti come un sollievo. E che questa panchina non è una fine, ma l’inizio di qualcosa.
“Che ore sono?”, chiede, dopo che per un minuto nessuno dei due ha detto più nulla. “Torniamo?”
“Stiamo ancora un po’ qui, ti va?”
“Si che mi va”, risponde, sfregando le mani una contro l’altra e soffiandoci per il freddo.

FONTE:TRATTO DAL LIBRO DI Paolo Cognetti – Sofia si veste sempre di nero