La scrittrice Sibilla Aleramo.
Una donna una storia
Sibilla, all’anagrafe Rina Faccio, è una splendida quarantenne passata per una gioventù difficile.
La famiglia turbata dalla follia della madre (e dalle infedeltà del padre), un matrimonio riparatore con un gretto dipendente del padre ancora adolescente, la difficile decisione di abbandonare il marito ma anche l’adorato figlio Walter, che non potrà più vedere.
A quarant’anni Rina è diventata Sibilla, ha esorcizzato il passato in un romanzo,” Una donna”
ed è una presenza importante della cerchia degli intellettuali fiorentini.
…
L’intensa e tormentata storia d’amore la legò
al poeta Dino Campana tra il 1916 e l’inizio del 1918.
Il primo contatto di Sibilla Aleramo con Dino Campana avviene attraverso i suoi versi: avvertendo uno spirito affine al suo, Sibilla comincia a corrispondere con il giovane poeta, finché decidono di conoscersi.
Tra i due l’amore sboccia a prima vista,colpo di fulmine immediato per i due protagonisti.
L’incontro avviene nel paese della campagna toscana
dove vive Campana,
che subito avverte la visitatrice che sul proprio conto gira voce che è matto.
Sibilla resta subito stregata dalla passione e dal fascino di Campana, che ha nove anni meno di lei
ed ha appena pubblicato i Canti orfici tra la generale indifferenza dei critici.
Inizia così una storia d’amore romantica ma marcata allo stesso tempo dall’instabilità emotiva del giovane poeta.
Un viaggio sentimentale la cui ultima fermata per Campana sarà il manicomio di Castel Pulci, dove resterà internato fino alla morte.
La relazione tra Campana e la Aleramo procede alternando frammenti della corrispondenza tra i due,
e ha lasciato a noi squarci lirici di grande intensità .
DA Dino Campana a Sibilla Aleramo
Un viaggio chiamato amore
In un momento
sono sfiorite le rose
i petali caduti
perché io non potevo dimenticare le rose
le cercavamo insieme
abbiamo trovato delle rose
erano le sue rose erano le mie rose
questo viaggio chiamavamo amore
col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
che brillavano un momento al sole del mattino
le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
le rose che non erano le nostre rose
le mie rose le sue rose.
…
Da Sibilla Aleramo a Dino Campana
Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore…
con la tua vita intera
sei nei miei canti
come un addio a me.
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.
Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.
Cuor selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.
LETTERA di Dino Campana a Sibilla Aleramo
Mia cara amica
sono troppo stanco e troppo ammalato per cercar di comprendere. Prendo il partito dei più deboli, il mio solito partito: parto.
Regalo a chi ne ha bisogno quel poco di poesia che può essere sorta in te dal nostro amore. Non posso dirti altro dopo questo. Mia cara sono realmente ammalato non ho potuto sopportare l’attesa e le tue lettere Ricevo ora il telegramma Parto domattina per la Casetta. Là c’è il silenzio.
Io ti amo tanto e rimpiango la poesia solo perché essa saprebbe baciare il tuo corpo di psiche e il tuo viso roseo e nero colla bocca sfiorita di faunessa.
Perdonami se non voglio essere più poeta neppure per te. Sai che neppure le acque e neppure il silenzio sanno più dirmi nulla — e senti la mia infinita desolazione. Ti porto come il mio ricordo di gloria e di gioia.
Ricorda quando soffrirai colui che ti ama infinitamente e porta per se solo il tuo colore.
L’ultimo bacio dal tuo Dino che ti adora.