UMBERTO SABA

di | 7 de Dicembre de 2011

UMBERTO SABA

Paolina

Paolina, dolce

Paolina,

raggio di sole entrato nella mia

vita improvviso;

chi sei, che appena ti conosco e tremo

se mi sei presso? tu a cui ieri ancora

<< Il suo nome – chiedevo – signorina? >>;

e tu alzando su me gli occhi di sogno

rispondevi: << Paolina >>.

Paolina, frutto

natio,

fatta di cose le più aeree e insieme

le più terrene,

nata ove solo nascere potevi,

nella città benedetta ove nacqui,

su cui vagano a sera i bei colori,

i più divini colori, e ahimè! Sono

nulla; acquei vapori.

Paolina, dolce

Paolina,

che tieni in cuore? Io non lo chiedo. E’ pura

la tua bellezza;

vi farebbe un pensiero quel che un alito

sullo specchio, che subito s’appanna.

Qual sei mi piaci, aureolata testina,

una qualunque fanciulla e una Dea

che si chiama Paolina.

***

AMAI – Umberto Saba

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

DONNA

Quand’eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t’era un’arma, o selvaggia.
Eri difficile a prendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolore, legano
l’anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgo
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco

(Umberto Saba)