TORBIDO SIRI

di | 17 de Luglio de 2014

Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch’io sento da presso il fin amaro,
fa’ tu noto il mio duolo al Padre caro,
se mai qui ‘l torna il suo destino acerbo.

Dilli come, morendo, disacerbo
l’aspra Fortuna e lo mio fato avaro
e, con esempio miserando e raro,
nome infelice a le tue onde serbo.

Tosto ch’ei giunga a la sassosa riva
(a che pensar m’adduci, o fiera stella,
come d’ogni mio ben son cassa e priva!),

inqueta l’onde con crudel procella
e di’: – Me accreber sì, mentre fu viva,
non gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella.

Isabella Morra ¨

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BIOGRAFIA

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“Isabella di Morra (Favale, 1520? – Favale, 1546)
è stata una poetessa italiana.

Giovane donna che nella prima metà del XVI secolo illuminò il panorama letterario italiano, figura tra le poetesse petrarchiste del Rinascimento; fu uccisa in giovane età dai suoi stessi fratelli per via di una presunta relazione clandestina con il barone spagnolo Diego Sandoval de Castro.

Era la terza degli otto figli di Giovanni Michele Morra, barone di Favale (odierna Valsinni in provincia di Matera), e di Luisa Brancaccio.

Il padre fu costretto a emigrare, nel 1528, assieme al secondogenito Scipione, a Parigi, dopo la sconfitta delle truppe di Francesco I di Francia di cui era alleato e la vittoria di Carlo V per il possesso della penisola. Il feudo di Favale, spettante ai di Morra fin dall’epoca normanna, fu alienato per alcuni anni, passando alla Corona di Spagna. Dopo varie trattative legali, il feudo tornò ai di Morra, e fu affidato al primogenito Marcantonio.

A Favale rimase la moglie con sette degli otto figli, compresa la giovane Isabella che spesso invocò il padre nelle sue Rime, considerandolo l’unico in grado di aiutarla nella sua situazione: i rapporti con i fratelli erano infatti aspri e continuarono a incrinarsi fino alla tragedia. Il preciso anno di nascita di Isabella rimane ignoto; Benedetto Croce lo situa attorno al 1520, mentre il Caserta pensa sia nata qualche anno prima, ponendo il 1515 come data post quem.

Isabella manteneva una relazione segreta con Diego Sandoval de Castro, poeta spagnolo a sua volta e barone di Bollita, inviandogli messaggi e versi tramite il suo pedagogo. Scoperta la relazione, i fratelli di Isabella uccisero lei e il suo pedagogo nel 1546. Poco più tardi ammazzarono in un agguato nel bosco di Noepoli anche Diego Sandoval per poi fuggire in Francia.

Di che natura fosse la relazione tra Diego Sandoval de Castro e Isabella, nella Basilicata remota e al di fuori delle maggiori correnti culturali del tempo, rimane a oggi un mistero. Certo si sa che le lettere che don Diego spedì a Isabella furono inviate a nome di sua moglie, Antonia Caracciolo. Gli storici hanno così supposto che Isabella e Antonia Caracciolo si conoscessero già prima dell’inizio dello scambio epistolare. Perdute invece restano le risposte di Isabella a Diego, poeta di qualche reputazione, che nel 1542 aveva pubblicato, a Napoli, un volume di rime petrarchiste. Che si trattasse di una relazione sentimentale o di una semplice amicizia intellettuale in condizioni di duro isolamento, i fratelli ne furono informati già alla fine del 1545. Decio, Cesare e Fabio decisero rapidamente di porre fine alla relazione uccidendo prima la sorella e poi il nobile spagnolo. Alcune fonti anglosassoni ipotizzano che fu picchiata a morte, mentre altre fonti italiane indicano che fu pugnalata. Don Diego, temendo che la vendetta si abbattesse su di lui, si munì invano di una scorta: i tre assassini, con l’aiuto di tre zii, probabilmente anche per odio verso gli spagnoli, gli tesero però l’agguato mortale.

L’assassinio di don Diego de Sandoval provocò, all’epoca, reazioni di deplorazione molto più ampie che non l’uccisione di Isabella. Nel codice d’onore del XVI secolo, era infatti ammissibile lavare col sangue il disonore arrecato alla famiglia da uno dei suoi membri, specie se do