E come dopo una grande fatica, mi ritrovo in ginocchio. In ginocchio a pensare, in ginocchio a pregare, in ginocchio a colpire coi pugni il pavimento che già troppe sere mi ha vista sdraiata su di lui.
Non ho chiesto al Sole di innamorarmi e nemmeno alla Luna di fare l’amore. Avevo chiesto ad un mattino distratto di portarmi, una sera qualunque, un abbraccio da indossare, non di certo un dolore in cui affogare.
Coi pochi lembi intatti di un cuore rattoppato più volte, ho tentato di sciogliere i nodi che ne soffocavano i battiti. Ho poi cercato di calarmi nella vallata incerta dei tuoi dubbi certi e ho spalmato la mia mente sulla tua risata che non smetterà mai di echeggiare tra le stanze buie di questa casa che ancora profuma di te, della tua pelle così calda e dei tuoi gesti così dolci.
Vorrei portare indietro il tempo, per rivivere gli attimi che ora scorrono proiettati dai miei pensieri come fotogrammi impazziti, per rivedere i tuoi occhi aprirsi nella penombra di un’alba spogliata di ogni paura, per non saperti di spalle alle mie poche lacrime a ingoiare un rimpianto che non metterà a tacere i singhiozzi di un infinito spezzato da ciò che non avrà mai fine.”
Tatiana Foschini
FONTE PAG.FB >Cieli d’istanti. Venti d’istinti.
@tatiana.foschini