SULLA STRADA

di | 23 de Giugno de 2016

“E per un istante raggiunsi l’estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell’entrare di netto nelle ombre eterne superando il tempo cronologico e nell’osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno mortale, nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per volare nello spazio sacro del vuoto della non-creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell’oblìo che si aprivano nel magico firmamento del paradiso. Sentivo un rombo indescrivibile, un fragore che non era nelle mie orecchie ma dappertutto, e non aveva niente a che fare con il suono. Mi resi conto di essere morto e rinato innumerevoli volte, senza ricordare, perchè la transizione dalla vita alla morte alla vita è così facile ed eterea, una magica azione per nulla, come addormentarsi e svegliarsi un milione di volte, la totale casualità e la profonda ignoranza di tutto ciò. Mi resi conto che era solo per via della stabilità della Mente intrinseca che aveva luogo questo ondeggiare dalla nascita alla morte, lieve come l’increspatura creata dal vento su uno speccio d’acqua puro, sereno. provavo un senso di felicità dolce, travolgente, come una grossa iniezione di eroina nella vena principale; come il brivido di un sorso di vino nel tardo pomeriggio; sentivo un formicolio ai piedi. Pensai che sarei morto di lì a un attimo. Ma non morii, feci sette chilometri a piedi, raccolsi dieci lunghe cicche di sigaretta e le portai nella stanza d’albergo di Marilou; usai il tabacco per riempire la pipa e l’accesi. Ero troppo giovane per capire cos’era successo.”

(Kerouac – Sulla strada)