SUBLIME FELICITÀ O CUPA INFELICITÀ

di | 21 de Settembre de 2015

“Odi et amo. Quare Id faciam,fortasse requiris.
Nescio,sed fieri sentio et excrucior.”

Si può arrivare ad amare con sublime felicità per il cuore

e ad odiare nello stesso tempo ,corrodendosi il cuore e

senza riuscire a sottrarsi a una cupa infelicità.

“Quis nunc te adibis? Cui videberis bella?
Quem nunc amabis? Cuius esse diceris?
Quem basiabis? Cui labella mordebis?”

Così scriveva Catullo a Lesbia :

” Da chi ora te ne andrai? A chi parrai bella?
Chi ora amerai? Di chi si dirà che tu sei?
Chi bacerai? A chi morderai le labbra?”

Lesbia era in realtà Clodia,

la gentildonna della “Roma bene”

a cui Catullo dedicava i più intimi sentimenti

e proprio Catullo ci da prova attraverso il tempo

con i suoi versi indimenticabili ,

che tutto ciò può esistere.