SANAA DAFANI, LA TRENTASETTESIMA VITTIMA

di | 22 de Settembre de 2009

Trentasette. Con l’assassinio di Sanaa Dafani, la giovane marocchina di Pordenone accoltellata a morte dal padre, arriva a 37 il numero delle immigrate musulmane giustiziate nel corso di questi ultimi anni.
Sempre per mano di qualche familiare guidato dall’implacabile legge del dominio dell’uomo e della sottomissione della donna.
La stessa legge che si continua a predicare in molte moschee italiane, quella che insegna ai fedeli che la donna musulmana vive su un gradino inferiore della creazione e quindi non ha gli stessi diritti dell’uomo.
Che è giusto e lecito malmenarla a dovere se si ribella e si allontana dai sentieri dell’Islam.
E guai se intreccia una relazione con un infedele perché «cristiani ed ebrei sono scimmie e non ci si mischia con le bestie».
Sta proprio qui l’indelebile marchio di fabbrica della violenza sulle immigrate, ciò che la rende drammaticamente diversa da ogni forma di violenza sulle altre donne: la matrice religiosa.
L’indottrinamento del fondamentalismo islamico che usa il corpo femminile come merce di scambio per rafforzare il controllo delle proprie comunità.
E allora dovremmo imparare a guardare alla tragica fine di Sanaa
e di guardare alla morte di Hina Saleem ,una sua amica di Brescia,sono passati oramai giá tre anni dalla morte di Hina Saleem.
Certo, dobbiamo punire gli assassini, ma dovremmo occuparci anche di chi arma le loro mani e manipola le loro menti.
Di chi promette il paradiso ad ogni musulmano che riporta alle ragioni dell’Islam le sue donne, da vive o da morte se così deve essere.

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Fonte: INTERNET