Questo di oggi è un Post pubblicato il 11 Agosto 2010 da :flameonair -Blog di Libero
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San Galgano (Siena): l’Eremo di Montesiepi e l’Abbazia di San Galgano.
Impressioni di viaggio: l’emozione a San Galgano,
la natura segreta dei Bagni di Petriolo
La leggenda di San Galgano (che storicamente sembra da ricondursi alla vita del cavaliere medievale Galgano Guidotti nato – da agiata famiglia – a Chiusdino nel 1148 e morto nel 1181) è intensamente umana, antica e moderna ad un tempo: la rinuncia agli agi, alla vita sregolata, agli eccessi, agli onori dell’appartenere ad un ceto elevato per scegliere la via della rinuncia, della santità, dell’umiltà del servizio agli altri,
e la vita da eremita, nella penitenza,
ricercando la pace
e la contemplazione dell’amore divino
attraverso l’isolamento e l’ascesi,
la scelta dell’essere piuttosto che dell’avere
e dell’apparire,
sono scelte d’immenso impatto a tutt’oggi
e, con la scelta di vivere immersi
in una natura incontaminata ed amica
e in rapporto con gli animali selvatici
(in particolare i lupi)
la accomunano alle scelte operate
dal contemporaneo e ben più noto San Francesco (1182-1126).
Nella ricerca di valori più alti e di qualcosa che colmasse il senso di vuoto che la sua ricchezza e la dissolutezza ed una vita appariscente e viziosa gli creavano, in un’epoca di violenze e sopraffazioni, decise, dopo una serie di ripensamenti, (nella leggenda interpretati come segni ed apparizioni dell’Arcangelo Michele con la sua spada sguainata e di vari accenni di conversione) di ritirarsi in eremitaggio sul colle di Montesiepi, appena sopra l’Abbazia di San Galgano – eretta pochi anni dopo la sua morte – abbandonando ogni ricchezza, ogni piacere terreno, compresa la sua promessa sposa.
Lì, ove è tuttora visibile, in una mirabile simbologia cavalleresca (la spada conficcata nel terreno a mo’ di croce veniva posta accanto ai cavalieri moribondi), conficcò la sua spada nella roccia per farne una croce, l’unico credo cui ormai sentiva unicamente di dover obbedire, come segno dell’abbandono definitivo della violenza abbracciando la fede e l’amore divino nel divenire un umile cavaliere di Dio.
Nella sua vicenda e nel suo eremo si fondono simbologie mistiche cristiane (la volta in centri concentrici che riconduce all’ascendere verso il sacro e l’infinito; la spada – cruento strumento di morte – che assurge a croce – a simbolo di pace; il mantello da cavaliere che diviene saio) e assieme connotazioni pagane: la scelta di un luogo che si ritiene fosse stato scelto da sempre per riti a causa di forze energetiche sconosciute, la struttura circolare (che riporta agli antichi templi romani), il cromatismo alternato bianco-rosso ad onde che si espandono e si succedono ipnoticamente nella cupola, la cui fenditura il 21 giugno (equinozio d’estate) creerebbe un raggio di luce a colpire l’altare, richiama simbologie etrusche, celtiche e della cavalleria templare.
Nello stesso senso possono essere interpretate la sua visione, nel punto in cui scelse di costruire la sua capanna d’eremita (sulla quale fu poi costruito l’Eremo) di Gesù e dei suoi dodici apostoli (ma anche i cavalieri della Tavola Rotonda di Re Artù erano dodici…); il nome stesso di Galgano (così simile al Galvano o Galwan mentre alcuni hanno voluto vedere nella sua figura quella dello stesso Parsival di Chrétien de Troyes,) , il mito di Excalibur, la leggendaria spada nella roccia dello scudiere Artù ma che in Inghilterra non è mai stata trovata.
Va anche sottolineato che una interpretazione più magica vorrebbe che la spada nella roccia indicasse un punto nel sotterraneo dell’Eremo (nel quale risulterebbe veramente essere una camera) in cui sarebbe secretato un oggetto di valore immenso (forse il mitico Santo Graal?)
Storicamente la crisi esistenziale di Galgano coincide con uno dei più tenebrosi e critici periodi storici attraversati dall’Italia centrale: q