Vi lascio un passaggio da un romanzo molto interessante
di Luigi Pirandello,
Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Quaderno quinto – cap. III
“Invano non s’assiste allo scoppio di un’anima che dal più profondo scagli sfranti e scompigliati i pensieri più reconditi, non confessati mai neppure a se stessa, i sentimenti più segreti e spaventosi, le sensazioni più strane che votano d’ogni senso consueto le cose, per darne loro subito un altro impensato, con una verità che avventa e si impone, sconcerta e atterrisce. Il terrore sorge dal riconoscere con un’evidenza spasimosa, che la pazzia s’annida e cova dentro a ciascuno di noi e che un nonnulla potrebbe scatenarla: l’allentarsi per poco di questa maglia elastica della coscienza presente: ed ecco che tutte le immagini in tanti anni accumulate e ora vaganti sconnesse; i frammenti d’una vita rimasta occulta, perché non potemmo o non volemmo rifletterla in noi al lume della ragione; atti ambigui, menzogne vergognose, cupi livori, delitti meditati all’ombra di noi stessi fino agli ultimi particolari, e ricordi obliati e desideri inconfessati, irrompono in tumulto, con furia diabolica, ruggendo come belve.”