PIANTO ANTICO

di | 13 de Giugno de 2012

Ecco i versi tristi di Carducci

Pianto Antico

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,

nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

La poesia

Fu composta nel 1871 in ricordo del figlioletto Dante, morto l’anno precedente, che portava lo stesso nome del fratello di Carducci, morto anch’esso in giovane età.

Il pianto del padre è antico come il dolore che gli uomini di tutti i tempi hanno provato di fronte alla morte. Emerge dal passato anche la figura del melograno, antico simbolo di fertilità, di rinascita e resurrezione.

Questo cespuglio, che al termine dell’inverno appare secco e arido, tale da sembrare ormai morto, ecco che invece ricomincia a nascere al calore del sole primaverile e a mettere quei bei piccoli fiori, di un rosso intenso come quello del sangue vitale, che la giovane vita del piccolo Dante invano ha cercato di afferrare. Il melograno resusciterà a nuova vita non così il bambino ormai per sempre nella terra fredda e nera.

Il gioco degli aggettivi della poesia esprimono il netto contrasto tra la vita (“luce”, “calor”) e la morte (“pianta… inaridita”, “terra fredda”, “terra negra”) tanto più dolorosa quando coglie una pargoletta mano non più capace di trattenere nelle sue mani la vita.

Dante era stato l’ultimo, unico frutto, di una pianta, di quella ormai inutile vita che Carducci sente non più scorrere in lui: ormai non piange neppure più, è completamente inaridito perché la sua vita è stata spezzata dalle radici.

Quel piccolo orto, prima luminoso dei rossi colori del melograno e dei giochi del bimbo ora appare al poeta troppo silenzioso e solitario ed ormai né il sole, né l’amore potranno farvi ritornare la vita.

Lo stesso ritmo infine della poesia sembra suggerire quelle nenie che si recitano ai bambini per farli addormentare ma qui non c’è gioco fantastico, vi è tristezza, rassegnazione profonda: questa è una nenia per un sonno di morte.

Fonte: wikipedia