L’ultimo periodo e il collasso mentale
La casa di Nietzsche a Torino, in Piazza Carlo Alberto
Nel 1888, con già molte pubblicazioni alle spalle, Nietzsche si trasferì a Torino, città che apprezzò particolarmente, e dove scriverà L’Anticristo, Il crepuscolo degli idoli ed Ecce Homo (pubblicato postumo). Nel 1889 avvenne infine il famoso crollo mentale di Nietzsche: è datata 3 gennaio 1889 la prima crisi di follia in pubblico[7]; mentre si trovava in piazza Carignano, nei pressi della sua casa torinese, vedendo il cavallo adibito al traino di una carrozza fustigato a sangue dal cocchiere,[11] abbracciò l’animale, pianse, finendo per baciarlo; in seguito cadde a terra urlando in preda a spasmi. Per molti è un episodio leggendario e Nietzsche si sarebbe piuttosto limitato a fare vistose rimostranze e schiamazzi per i quali venne fermato e ammonito dalla polizia municipale.[12] Le cause non sono del tutto chiare: sono state ipotizzate, tra molte, principalmente cinque-sei possibilità:
una malattia venerea contratta in un incontro con una prostituta, per la precisione la sifilide allo stadio terziario (neurosifilide), per lungo tempo la teoria più accreditata a causa dei danni neurologici causati, fino a uno stato simile alla paralisi progressiva; tuttavia il medico Leonard Sax si discostò da quest’ultima ipotesi poiché notò l’assenza dei sintomi tipici della malattia, contestando inoltre la lunga sopravvivenza (11 anni)
il disturbo bipolare, di cui era affetto fin dalla gioventù e assai frequente nella sua famiglia, che sarebbe infine degenerato in follia;
lo stesso disturbo ma aggravato da un avvelenamento da farmaci, tra cui il mercurio (usato anche per il trattamento della sifilide), che è neurotossico, e altri farmaci per l’emicrania, somministrati in manicomio o assunti da lui stesso precedentemente secondo Sax, Nietzsche aveva quasi sicuramente un meningioma, tumore benigno oggi asportabile con successo, posizionato sul nervo ottico, che gli aveva provocato le emicranie, lo spostamento del bulbo oculare e la cecità dall’occhio destro, le paralisi e i disturbi mentali (ricordando che il padre di Nietzsche era morto proprio per un probabile tumore cerebrale o una malattia neurologica);
la demenza frontotemporale precoce o un’altra simile malattia neurodegenerativa genetica, ereditaria per via paterna, non meglio identificata: è stata ipotizzata però la sindrome CADASIL, una malattia neurologica incurabile che causa ripetuti micro-infarti cerebrali, provocando emicrania, ed in seguito demenza, confusione mentale e apatia, sintomi riscontrati in Nietzsche.
Secondo alcuni, in un ambito meno medico e più filosofico, la causa che lo spinse al crollo fu l’enorme sforzo creativo cui si sottopose negli anni precedenti.
Sempre nello stesso periodo, Nietzsche scrive delle lettere ad amici e conoscenti che sono solitamente classificate sotto il nome di biglietti della follia: in essi la sua crisi mentale appare ormai in uno stato avanzato, anche se lo stile non è affatto diverso da quello classico.
Nietzsche nel 1899
Ricoverato dall’amico Franz Camille Overbeck, un teologo protestante e suo ex insegnante, a causa del suo stato alterato, che passava da momenti di esaltazione a tristezza profonda, prima in una clinica psichiatrica a Basilea (Svizzera) in cura dal dottor Wille, viene trasferito poi a Naumburg (Assia, Germania), per esser assistito dalla madre, fino alla morte di lei, e dalla sorella Elisabeth Förster Nietzsche poi. Nietzsche trascorre il suo tempo in un mutismo quasi totale, passeggiando con amici o suonando il pianoforte, fino all’aggravarsi delle condizioni fisiche (numerose paralisi, forse accentuate dalle eccessive dosi di farmaci per tenere sotto controllo gli attacchi di follia). Sax racconta di una visita di un amico a Nietzsche nel 1899: secondo la testimonianza il filosofo era ancora in grado di comunicare, in certi momenti, e non era incosciente, anche se poco reattivo, a