MI BLOG ESPAÑOL

di | 5 de Gennaio de 2013

La falena è innamorata di ciò che fa paura alla tigre.
Ma l’uomo – fiera destinata a diventar farfalla angelica – è nello stesso tempo sbigottito e attirato dal fuoco.

(Giovanni Papini)

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“Siamo strani. Sentiamo la mancanza di qualcosa che non abbiamo vissuto e collezioniamo amori che non si possono dire. Ce li teniamo in braccio la notte e di giorno fingiamo di non averli mai desiderati. Le persone sono strane. La chiamerei paura di viversi.”

M. Teresa Romeo
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“Io ho capito che il male è la mente, e il bene l’anima. Ho capito che l’anima è succube della mente fino a quando il corpo di chi la possiede è in vita. Io ho capito che l’anima è prigioniera della mente, e ho capito che la mente è prigioniera del corpo. Io ho capito che è il corpo a scegliere la mente, e ho capito che è la mente a scegliere l’anima. Io ho capito che il corpo è la madre del male,…e ho capito che il tempo è la madre del corpo. Ho capito che il tempo ha bisogno di corpi per esistere, e ho capito che i corpi odiano esistere. Io ho capito che il tempo per vendicarsi dell’odio dei corpi li divora. E ho capito che il corpo per vendicarsi dell’essere divorato dal tempo divora l’anima con la mente. Io ho capito che l’Amore è il lamento dell’anima, un suo tentativo di sedurre la mente perché smetta di divorarla. Io ho capito che la mia Anima vuole essere divorata.”

Da –Amorino-
Isabella Santacroce

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Le parole hanno uno strano potere. In mani esperte, manipolate con brio, vi imprigionano.
Si avvolgono alle vostre membra come una ragnatela, e quando siete stregati al punto da non poter piu fare un gesto,
vi attraversano la pelle, si infiltrano nel vostro sangue, paralizzano i vostri pensieri. Dentro di voi, compiono la loro magia.

Diane Setterfield, La tredicesima storia, 2006
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E vivo della poesia come le vene vivono del sangue.
Io so che cosa vuol dire raccogliere negli occhi tutta l’anima e bere con quelli l’anima delle cose e le povere cose, torturate nel loro gigantesco silenzio, sentire mute sorelle al nostro dolore.

Antonia Pozzi
Dalle Lettere – A Tullio Gadenz – Milano, 29 gennaio 1933

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La solitudine è il destino di tutte le grandi menti: un destino a volte deplorato, ma sempre scelto come il minore di due mali.

Arthur Schopenhauer
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“Il matrimonio è un esperimento chimico nel quale due sostanze innocue,
combinandosi, possono dare origine a un veleno”

(E.Pailleron)

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…La amò per ore, con gesti che non aveva mai fatto,
lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva.
La bendò perchè ne potesse godere ogni suo senso.
Assaggiò la sua pelle che sapeva di ambra lasciando
che nella sua bocca si sciogliesse l’essenza.
Accarezzò quella pelle preziosa come seta
e come mai in quel momento sconosciuta alle sue mani,
lui che tante volte invece l’aveva amata.
Eccitato ne ascoltava i gemiti,
canto di un amore mai svelato.
Fu allora che le si accostò ai fianchi
e la tirò a sè fino a sentirla sua,
fino ad essere completamente suo.
Lui padrone del suo corpo,
lei schiava delle sue interminabili voglie.
La amò per ore,
con gesti che non aveva mai fatto,
lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva.

A. Baricco.

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Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue