MARIANA

di | 18 de Agosto de 2012

Si trovò sola su un’infinita, nuda e piatta distesa di pietra, sotto un cielo terso, punteggiato di stelle.

Il quarto interruttore brillava ora con un nome: STELLE.

Il suo orologio da polso a radium segnava quasi l’alba e lei era completamente ghiacciata, quando finalmente decise di spegnere le stelle. Non avrebbe voluto farlo, nel loro lento muoversi attraverso il cielo esse sembravano essere rimaste l’ultimo segno di realtà ordinata, ma sembrava l’unica mossa per lei da compiere.

Si chiese che cosa avrebbe detto il quinto interruttore: PIETRE? ARIA? o perfino…

Spense le stelle.

La Via Lattea, arcuandosi in tutta la sua inalterabile gloria, cominciò a vorticare, le sue stelle a saettare intorno come moscerini. Presto ne rimase soltanto una, più luminosa di Sirio o Venere, finché anche questa indietreggiò impallidendo, fino a sparire nell’infinito.

Il quinto interruttore diceva DOTTORE e non era acceso, ma girato sull’off.

Un terrore inesplicabile s’impadronì di Mariana. Non voleva neanche toccare quel quinto bottone. Appoggiò il blocco sulla pietra e si allontanò indietreggiando.

Ma non ebbe il coraggio di inoltrarsi nell’oscurità senza stelle. Si rannicchiò e aspettò l’alba. Ogni tanto controllava il quadrante del suo orologio e gettava occhiate verso l’interruttore che brillava nella notte a circa dieci metri da lei.

Sembrava che si facesse sempre più freddo.

Lesse il quadrante dell’orologio. Segnava due ore dopo il sorgere del sole. Si ricordò di avere imparato a scuola, quando frequentava la terza elementare, che il sole non era che un’altra stella.

Tornò di nuovo al blocco e vi si sedette accanto, poi lo prese in mano mentre un brivido la percorreva e fece scattare il quinto interruttore.

La pietra si ammorbidì sotto di lei emanando una piacevole fragranza e si ripiegò sulle sue gambe schiarendosi fino a diventare bianca.

Era seduta in un letto d’ospedale, in una piccola stanza blu a sottili strisce bianche.

Una voce dolce e meccanica sembrò venire dalla parete e disse: — Tu hai interrotto la terapia del “desiderio soddisfatto”, in seguito a tua personale decisione. Se riconoscerai la tua condizione patologica depressiva e accondiscendi a essere aiutata, il dottore verrà a visitarti. Se no, sei libera di continuare nella terapia seguita fino a ora, fino alla sua inevitabile conclusione.

Mariana abbassò lo sguardo. Teneva ancora tra le mani il blocco degli interruttori e il quinto segnava DOTTORE.

Dal muro la voce continuò. — Deduco dal tuo silenzio che hai deciso d’accettare l’aiuto. Il dottore sarà da te immediatamente.

Quel terrore inesplicabile s’impossessò di lei ancora una volta, con intensità compulsiva.

Spense l’interruttore DOTTORE.

E fu di nuovo nell’oscurità senza stelle. La pietra era diventata ancora più fredda. Sentì come piume ghiacciate posarlesi sul viso: neve.

Sollevò il blocco e vide, con immenso sollievo, che il sesto interruttore si era acceso, e piccole lettere luminose formavano un nome: MARIANA.

FONTE :Tratto da Fritz Leiber, Mariana
in Fantastic, febbraio 1960