É fra le più significative voci della letteratura francese del secolo scorso.
Le piaceva inventarsi la vita,
non le importava vincere ma essere libera,
e affermava:
«scrivere è come fare il pane»
«saggezza del vivere, soavità del morire»
scrittrice e saggista, fra le più significative voci della letteratura francese del secolo scorso.
Nacque a Bruxelles l’8 giugno 1903, da una famiglia di antica nobiltà. Il padre, Michel René de Cleenewerck de Crayencour, ricco proprietario terriero, era di origine francese; la madre, Fernande de Cartier de Marchienne, era di origine belga, e morì pochi giorni dopo averle dato la luce: fu la sua unica figlia.
Marguerite Yourcenar (pseudonimo di Marguerite Antoniette Jeanne Marie Ghislaine de Crayencour, ricavato anagrammando il cognome, con la complicità del padre 1) visse i primi anni della sua vita a Mont Noir, nell’estremo nord della Francia, nella vasta tenuta immersa nella bellezza della campagna francese, governata dalla nonna paterna. Il padre che volle occuparsi in modo molto accurato della sua istruzione, la portava sovente con sé nei continui spostamenti fra Bruxelles, Lilla, Mont Noir, l’Olanda, Parigi e il Midi francese. Questi continui contatti con ambienti geografici diversi, oltre ad imprimerle il desiderio instancabile di viaggiare, svilupparono nella piccola Marguerite un’ampia e profonda curiosità culturale e la capacità di assaporare il piacere per l’avventura e per la libertà.
Dopo la morte della nonna paterna, avvenuta nel 1909, che ebbe come conseguenza la vendita del Castello di Mont Noir, padre e figlia nel 1912 si stabilirono a Parigi.
Il padre, uomo di sensibilità e cultura straordinarie, al fianco di diversi precettori privati, continuò ad essere per la giovane figlia una guida con cui confrontarsi, influenzando notevolmente i suoi studi letterari.
Marguerite, sin da piccola, immersa con passione nel classicismo greco e latino, affrontò senza alcuna difficoltà lo studio di queste due lingue, poi ancora delle lingue tedesca, spagnola, italiana.
Lo scoppio della prima guerra mondiale costrinse entrambi a trasferirsi a Putney in Inghilterra, dove Marguerite imparò anche la lingua inglese. In quel periodo ebbero inizio i suoi viaggi in Italia, Svizzera, Germania e Grecia.
Nel 1918, rientrati in Francia, Marguerite, senza aver mai messo piede in un’aula scolastica, si diplomò in filosofia all’Università di Aix-en-Provence.
Dopo due ulteriori anni di studio ottenne, “Maxima cum Laude”, una licenza speciale in greco, concludendo così l’intero arco della sua grande preparazione culturale.
A 17 anni ebbe inizio la sua carriera letteraria. Nel 1922 pubblicò le liriche a consacrazione di Icaro “Il giardino delle chimere”, dedicate al padre. Nel 1924 pubblicò “Gli dei non sono morti”; un tributo all’antichità mitologica, dedicato all’amica Christine Havelt. In queste due opere d’esordio le spese di stampa vennero sostenute dal padre.
La passione per la storia dell’antica Roma imperiale la portò a visitare i siti archeologici italiani più importanti. Nel 1924 a Tivoli visitò per la prima volta Villa Adriana, da cui trasse spunto per le sue prime ricerche sulla vita dell’imperatore romano, e iniziò a prendere i primi appunti per le “Mémoires d’Hadrien”.
Anche la Grecia fu meta frequente dei suoi viaggi, alla ricerca dei luoghi cantati nei poemi omerici.
Nel 1928 il padre, che due anni prima aveva sposato Christine Havelt, morì lasciandole una cospicua eredità, che le consentì di non avere problemi economici fino al 1940.
La sua attività di scrittrice proseguì con un’opera di narrativa, “Alexis o il trattato della lotta vana” (1929), che tratta con straordinaria delicatezza il tema dell’omosessualità. A questo impegnativo lavoro fecero seguito altri due titoli, frutto della sua passione per gli argomenti classici: “La nuova Euridice” (1931) , e “Pindaro” (romanzo e saggio 1932).
Fra il 1933 e il 1935, mentre si trovava a Roma, portò a termine il romanzo a