LA TELA DELL’INFINITO DI PETER MANERO

di | 25 de Maggio de 2010

La bellezza è una forma di genio, anzi, è la più alta del genio perchè non richiede spiegazioni.
Oscar Wilde

La tela dell’infinito

Come potrebbe definirsi l’inevitabile incontro fra due anime perse? O identificarne la risultante? Non ho problemi a chiamarlo con un unico e stesso nome: fato.

Nel momento in cui queste due anime si fondono in un’unica essenza, ogni tassello prende il suo posto, in un momento di estrema e perduta illuminazione il fato ha un ruolo determinante.

E chi più di me potrebbe raccontare ogni istante, ogni parola pronunciata, ogni immagine ritratta su quella meravigliosa tela ch’è l’universo e la natura tutta.

Era un mattino solare come tanti estivi che si succedevano lì, sul Gargano, dove monti e mari sono la perfetta congiunzione degli spiriti colti, come scriveva Gautièr.

Era particolarmente bella Saba, la mia migliore amica sin dai tempi del liceo, quel giorno quando ci ritrovammo sulla piazzetta, alle nostre spalle il borgo antico e davanti il mare azzurro, baciate dalla brezza fresca dell’alba che man mano andava stemperandosi. La sua chioma mora sembrava fosse tutt’uno con le spire e il suo viso era abbronzato da quel sole che tanto arride a questa terra così generosa quanto incompresa. La sua bocca regolare e lucida coronava con la sua dentatura bianca, un sorriso argentino e volitivo.

esordì Saba nel vedermi giungere.

Alzai le spalle.

Io m’avvinghiai a lei come un cucciolo voglioso di fusa.

Lei mi accarezzò la chioma avanzando verso la ringhiera. Un flash di una macchina fotografica attirò la nostra attenzione.

balbettai verso un uomo alle nostre spalle.>

disse questi con un accento straniero marcato.

Ci sentimmo lusingati, ma la sua voce suonava con delicatezza e rispetto da non suscitare alcuna nota di blandizia.

Saba mise la mano sulla fronte a mò di visiera, per fissarlo intensamente.

domandò Saba.

Saba gli si avvicinò continuandolo a fissare intensamente. Aggiunse:

<... e ne vien fuori la bellezza in tutta la sua perfezione.>

Il giovane chinò il capo intimidito, eludendo lo sguardo intenso di Saba.

A Saba gli si illuminarono gli occhi.

e le tese la mano.

rispose la mia amica ricambiando la stretta.

rispose facendo sventolare la sua macchina. Saba continuava a fissarlo con fervore, come se qualcosa a lei celato si stava svelando.

Saba aveva parlato con il cuore: adesso era Junah che aveva svelato l’arcano!

e presa la sua macchina fotografica la sollevò davanti allo scenario che s’affacciava da quella ringhiera.

Saba soggiunse:

Ancora Junah:

<... del creare l’equilibrio perfetto con la natura.>

Si fissarono intensamente, mentre Junah si scosse co