“Non avevo nemici. Nessuno m’infastidiva. Qualche volta, nella mia testa si creava una vasta solitudine in cui il mondo spariva interamente, ma ne usciva intatto, senza una scalfittura, nulla vi mancava. Corsi il rischio di perdere la vista, perché qualcuno mi aveva rotto del vetro sugli occhi. Questo colpo mi scosse, lo ammetto. Ebbi l’impressione di essere murato, di vaneggiare in un bosco di selci. La cosa peggiore era la brusca, la terribile crudeltà del giorno: non potevo né guardare, né smettere di guardare; il vedere significava lo spavento, e il non vedere mi lacerava dalla fronte alla gola. Inoltre, udivo urla come di iena che mi facevano pensare d’esser minacciato da una bestia selvaggia (queste urla, credo, erano le mie).”
Maurice Blanchot, La follia del giorno
(tradotto da Carmine Mangone)