Il grande chansonnier Jacques Brel
nasce a Bruxelles l’8 aprile 1929 da padre fiammingo ma francofono e da madre di lontane origini franco-spagnole.
Brel muore a Parigi, nell’ospedale di Bobigny, il 9 ottobre 1978. E’ sepolto nel cimitero di Hiva Oa, a pochi metri da Gaugin.
Di Jacques Brel questo “Cantore della tenerezza”
di tutte le sue canzoni quella che piú mi é rimasta nel cuore é “Ne me quitte pas”
“Non andare via”
Puoi dimenticare
Tutto quello che, se n’è andato già
Tutti i malintesi, e tulti i perchè
Che uccidevano, la felicità
Puoi dimenticare, tutto il tempo che
E passato già, non esiste più
Non andare via, non andare via , non andare via
Non andare via
Io io ti offriro
Perle di pioggia venute da dove non piove mai
Apriro la terra giù fino nel fondo
Per coprirti d’oro, d’oro e di luce
E ti portero, dove non c’è più
Che quel che tu vuoi, che quel che tu cerchi
Non andare via, non andare via, non andare via
Non andare via
Non andare via
Per te inventero
Le parole pazze, che tu capirai
E ti parlero, di due amanti che
Per due volte già, hanno visto il fuoco
Ti raccontero, la storia di un re, che mori perchè
Non li vide mai
Non andare via, non andare via, non andare via
Nel vulcano spento, che credevi morto
Molte volte il fuoco è rinato ancora
Ed il fuoco brucia, tutto quanto intorno
E non riconosce, niente e nessuno
E quando c’è sera, e c’è il fuoco in cielo
Il rosso ed il nero, non hanno un confine
Non andare via, non andare via, non andare via
Non andare via
Non andare via
Io non piango più, io non parlo più, mi nascondero
E ti guardero, quando riderai e ti sentiro, quando canterai
Saro solo l’ombra, della tua ombra
Della tua mano, l’ombra del tuo cuore
Non andare via, non andare via
Non andare via.
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UN PEZZO DELLA SUA VITA
Fonte:da un testo di Stefano Galazzo
Nel 1974 decise di abbandonare l’Europa e di lasciarsi alle spalle la fama, il mondo dello spettacolo e gli affetti
e inizia a girare il mondo sul suo veliero chiamato Askoy. Giunto in Polinesia si ferma, con la nuova compagna, la ballerina Maddly Bamy, ad Atuona, un villaggio di Hiva Oa, isola dell’arcipelago delle Marchesi dove era vissuto Paul Gaugin.
Qui inizia una nuova vita, immerso in una società del tutto diversa da quella occidentale, con ritmi più umani, circondato da una natura incontaminata. Allestisce spettacoli e cineforum per le popolazioni locali e porta, col suo bimotore, la posta alle isole più lontane.
Nel frattempo, però, si ammala di cancro: cominciano segreti viaggi in Europa per sottoporsi a terapie nella speranza della guarigione. Con l’aiuto di una cerchia ristretta di amici, gli stessi che lo hanno accompagnato per tutta la sua carriera di artista (Gréco, Jouannest e Rauber) registra in presa diretta l’ultimo disco, nato nelle isole Marchesi. Pubblicato nel 1977 ottiene un grandissimo successo.
Brel muore a Parigi, a soli 49 anni.
nell’ospedale di Bobigny, il 9 ottobre 1978. E’ sepolto nel cimitero di Hiva Oa, a pochi metri da Gaugin.
Con lui scompare uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo, capace di fare della canzone non solo un brano da ascoltare, ma una vera e propria rappresentazione teatrale.
Ogni spettacolo lo sfiniva, come scrive Enrico De Angelis nella prefazione al libro che raccoglie le sue canzoni tradotte da Duilio Del Prete: “I suoi recital sono un capolavoro di indecenza e di matematica insieme. Grondano realmente sentimento, tumulto, rabbia, dolore e ironia da ogni stilla di sudore, da ogni “perla di pioggia” che gli luccica in volto. Ma ogni cosa è in realtà calcolata – come in ogni grande artista – al millesimo. […] In sessanta minuti esatti di tempo tutto doveva essere detto, a costo di vomitare prima e dopo. Mai un pezzo già eseguito è stato bissato una sola volta”.
Del suo ultimo disco, vennero vendute, già solo in prenotazione, un milione di copie.
Morì un anno do