SENZA AMORE
Come sulla sponda di un pozzo profondo così ora mi cadono dalla mano giorni e notti, vuoti, senza piaceri e pene, senza canti o fatti uguali a rose d’estate appassite.
Non bado, come mi passa il tempo, vedo solo, come la stella del mio amore, volta altrove, incerta e lontana al pallido cielo della mia vita sta.
(Hermann Hesse)
LA LETTERA
Tira un vento dall’ovest, i tigli gemono tanto, la luna fa capolino fra i rami e guarda nella mia stanza.
Ho scritto una lunga lettera al mio amore che mi ha lasciato, la luna riluceva sul foglio.
Sotto il suo silenzioso chiarore che passa da riga a riga, il mio cuore si dimentica piangendo del sonno, delle preghiere e della luna.
(Hermann Hesse)
La mia felice bocca nuovamente incontrare vuole le tue labbra che baciando mi benedicono, le tue dita care voglio tenere e giocando congiungerle con le mie dita, saziare il mio assetato sguardo col tuo, avvolgere il mio capo nei tuoi folti capelli, con le mie membra giovani e sempre sveglio voglio rispondere a ogni movimento delle tue membra e da sempre nuovi fuochi d’amore rinnovare mille volte la tua bellezza, finché entrambi appagati e grati ci troviamo felicemente sopra ogni dolore, finché senza desideri salutiamo il giorno e la notte, l’oggi e l’ieri come fratelli amati, finché camminiamo sopra ogni fare e ogni agire come raggianti in una pace completa.
(Hermann Hesse)
SORELLA MORTE
Anche da me giungerai un giorno, non mi dimentichi, s’infrange la catena e il tormento avrà una fine. Sembri ancora lontana ed estranea, sorella Morte, sovrasti come stella gelida al mio destino. Ma un giorno ti farai vicina, ricolma di fiamme sarai. Vieni, amata, sono qui, prendimi, sono tuo.
IL POETA
Solo a me, il solitario, splendono della notte le infinite stelle, mormora la fonte di pietra il suo canto malioso, solo a me, il solitario, traggono le ombre colorate di nuvole vaganti sogni fin sopra i campi. Non mi fu data casa né terra, non bosco, né bandita, né mestiere, mio è soltanto ciò che a nessuno appartiene, mio è il rivo gorgogliante dietro il velo dei boschi, mio il mare spaventoso, mio il cinguettare dei giochi infantili, lacrime e canti di amanti solitari nella sera. Miei sono anche i templi degli dei, mio il boschetto sacro del passato. E non meno la celeste arcata del futuro è la mia patria limpida: spesso alata di nostalgia l’anima mia s’innalza a scrutare il futuro di un’umanità beata, amore, trionfante sulla legge, amore da popolo a popolo. Tutti io ritrovo nobilmente trasmutati: contadini, re, mercanti e solerti marinai, pastori e giardinieri ed essi tutti festeggiano grati la festa universale del futuro. Solo il poeta manca, lui, il contemplatore solitario, lui, sostegno dell’umana nostalgia e smorta icona di cui non il futuro, non il mondo per il suo compimento ha più bisogno. Appassiscono molte ghirlande sulla tomba, ma il ricordo di lui si è già dissolto.
(Hermann Hesse)
(Hermann Hesse)