Gustavo Adolfo Bécquer

di | 21 de Marzo de 2009

Gustavo Adolfo Domínguez Bastida,
più noto come Gustavo Adolfo Bécquer (Siviglia, 17 febbraio 1836 – Madrid, 22 dicembre 1870)
è un poeta e prosatore del Romanticismo spagnolo

Bécquer inaugura la moderna lirica spagnola ma ha cura
di mantenere i legami con la poesia tradizionale.

Le Rimas si situano nella corrente romantica,
con la rivalutazione della poesia popolare,

le seguidillas e i fandangos dell’Andalusia,
che la lírica “colta” aveva abbandonato nel XVIII secolo,
e nell’estetica del sentimento.

“Esiste una poesia magnifica e sonora”, scrisse,
“figlia della meditazione e dell’arte, che si addobba con tutta la pompa della lingua,
che si muove con una ritmica maestà,
che parla all’immaginazione conducendola per un sentiero sconosciuto…

Esiste un’altra, naturale, breve, secca, che sorge dall’anima come una scintilla elettrica,
che ferisce il sentimento con una parola e fugge, e che, spoglia di artifici,
libera da forme, sveglia le mille idee che dormono nell’oceano della fantasia.

È la poesia popolare, la sintesi di ogni poesia,
perché il popolo è stato e sarà sempre il grande poeta di tutte le epoche”.

Bécquer era solito ripetere la frase di Lamartine
“la migliore poesia scritta è quella che non si scrive”.

Così avviene nelle sue settantanove Rimas,
brevi come arpeggi, avendovi concentrato quel sentimento poetico
che egli avrebbe voluto sviluppare in più ampie composizioni che tuttavia non scrisse.

In esse “scorre tutta la poetica di un amore ,
dal suo sbocciare,

fino al momento in cui la passione amorosa

si trasforma in puro dolore.

Subentra allora la solitudine dell’anima dolente

e in quella desolata tristezza

la poesia di Bécquer raggiunge la massima emotività:

la luce diventa penombra,

il riso è pianto,

la musica silenzio.

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“Che cos’è la poesia?”, dici mentre fissi
la mia pupilla con la tua pupilla blu.
“Che cos’è la poesia? E tu me lo domandi?
Poesia…, sei tu!”

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I sospiri sono aria, e vanno verso l’aria.
Le lacrime son acqua, e vanno al
mare.
Dimmi donna: quando l’amore si dimentica
sai tu deve va…

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Tu eri l’uragano e
io l’alta torre che sfida il suo potere:
dovevi schiantarti o abbattermi…
Non è potuto essere!
Tu eri l’Oceano e io la eretta roccia
che salda attende il suo ondeggiare:
dovevi rifrangerti o sradicarmi!
Non è potuto essere!
Bella tu, io altero;
abituati l’una a travolgere, l’altro a non cedere;
il sentiero stretto, inevitabile lo scontro…
Non è potuto essere!

Gustavo Adolfo Bécquer

FINE