Si chiamava Gesù
Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.
Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l’amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l’ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.
E per quelli che l’ebbero odiato
nel getzemani pianse l’addio
come per chi l’adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l’insulto e lo sputo.
E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto
Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.
Fabrizio De André
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Uno dei tantissimi testi di De André
Si chiamava Gesù
Canzone che racconta la storia di Gesù
dal punto di vista di De Andrè
(“…di chi penso non fu altri che un uomo / come Dio passato alla storia”)
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BIOGRAFIA
FONTE:INTERNET
Fabrizio De André nasce il 18 febbraio
1940 a Genova (Pegli) in Via De Nicolay 12 da Luisa Amerio e Giuseppe De André, professore in alcuni istituti privati da lui diretti.
Nella primavera del ’41 il professor De André, antifascista, visto l’aggravarsi della situazione a causa della guerra, si reca nell’Astigiano
alla ricerca di un cascinale ove far rifugiare i propri familiari e acquista nei pressi di Revignano d’Asti, in strada Calunga, la Cascina dell’Orto ove Fabrizio trascorre parte della propria infanzia con la madre e il fratello
Mauro, maggiore di quattro anni.
Qui il piccolo “Bicio” (come viene soprannominato) impara a conoscere tutti gli aspetti della vita contadina, integrandosi con le persone del luogo e facendosi benvolere dalle stesse. È proprio in tale contesto che cominciano a manifestare i primi segni di interesse per la musica: un giorno la madre lo trova in piedi su una sedia, con la radio accesa, intento a dirigere un brano sinfonico a mò di direttore d’orchestra. In effetti, la leggenda narra che si trattasse del “Valzer campestre” di Gino Marinuzzi (celebre direttore d’orchestra e compositore), dal quale, oltre venticinque anni dopo, Fabrizio trarrà canzone “Valzer per un amore”.
Nel ’45 la famiglia De André torna a Genova, stabilendosi nel nuovo appartamento di Via Trieste 8. Nell’ottobre del 1946 il piccolo Fabrizio viene iscritto alla scuola elementare presso l’Istituto delle suore Marcelline (da lui ribattezzate “porcelline”) dove inizia a manifestare il suo temperamento ribelle e anticonformista. Gli espliciti segnali di insofferenza alla disciplina da parte del figlio inducono in seguito i coniugi De André a ritirarlo dalla struttura privata per iscriverlo in una scuola statale, l’Armando Diaz. Nel 1948, constatata la particolare predisposizione del figlio, i genitori di Fabrizio, estimatori di musica classica, decidono di fargli studiare il violino affidandolo alle mani del maestro Gatti, il quale individua subito il talento del giovane allievo.
Nel ’51 De André inizia la frequentazione della scuola media Giovanni Pascoli ma una sua bocciatura, in seconda, fa infuriare il padre in maniera tale che lo demanda, per l’educazione, ai severissimi gesuiti dell’Arecco. Finirà poi le medie al Palazzi. Nel 1954, sul piano musicale, affronta anche lo studio della chitarra con il maestro colombiano Alex Giraldo.
E’dell’anno dopo la prima esibizione in pubblico a uno spettacolo di beneficenza organizzato al Teatro Carlo Felice dall’Auxilium di Genova. Il suo primo