…….Egli la fece sedere; le si inginocchiò ai piedi, non lasciando di baciarla
su le palpebre. A un tratto, ebbe un sussulto. Aveva sentito su le labbra palpitare
rapidamente i lunghi cigli di lei, a similitudine di un’ala irrequieta.
Era una carezza strana che dava un piacere insostenibile;
…In quei giorni, il desiderio non potuto appagare gli era risorto;
e sotto l’impero dell’imaginazione,
l’impossibilità di appagarlo gli aveva dato una inquietudine indicibile,
qualche ora di vero supplizio. Poi, tra il desiderio e il rimpianto era nato un altro sentimento, quasi di compiacenza, direi quasi d’elevazione lirica.
Gli piaceva che la sua avventura terminasse così, per sempre.
Quella donna non posseduta, pel cui acquisto egli era stato
sul punto di rimanere ucciso, quella donna quasi sconosciuta
gli si levava unica intatta su le cime dello spirito,
nella divina idealità della morte. Tibi, Hippolyta, semper!
Passaggi. tratti da: Il Piacere. Gabriele d’Annunzio
C’è un messaggio profondo che traspare nelle ultime pagine del romanzo, ovvero che il Piacere non lo si può cercare, riprodurre o inseguire, il vero piacere lo si ottiene soltanto mediante l’amore verso ciò che si possiede senza avere la pretesa di possederlo per sempre poiché il vero piacere potrebbe durare soltanto un attimo ma profumare un’intera vita.
Gabriele D’Annunzio e le lettere d’amore
Per Gabriele D’Annunzio la stesura di una lettera d’amore indirizzata ad un unica persona rappresenta un artifizio letterario non di meno di quello utilizzato nelle sue opere più alte e di somma beltà.
La sensualità, la continua ricerca di donare musicalità al verso, la seduzione delle parole, l’enfatica descrizione degli stati d’animo così languidi e ricercati, così intimi ma eleganti mostrano la profonda dedizione del poeta ad un amore intenso, lancinante e forte nei confronti delle donne amate.
Per D’Annunzio l’amore non era sentimento da antologia, era passione smodata, consacrazione all’arte, devozione completa all’amata, adorazione che talvolta giungeva all’eccesso e portava la donna a sentirsi innalzata alla gloria, unica, la prescelta.
Dalle lettere d’amore sembra che il poeta nutra per l’amata un sentimento così ossessivo e assillante da portarlo all’annullamento di se in funzione della passione, ma in realtà era proprio questo a sorreggere la sua ispirazione e quindi alimentare la sua creatività; bisogna anche puntualizzare che ogni relazione volgeva al termine quando l’amata veniva a conoscenza del tradimento con la successiva prescelta e che ad ognuna di loro D’Annunzio aveva dato l’illusione di una vita più alta, più viva e più intensa.
E’ impossibile affermare con certezza se D’Annunzio giocava con la sua virtù per sedurre e abbandonare le belle prede che affollavano i suoi sogni o se effettivamente le passioni così intense descritte nelle sue lettere derivano veramente e interamente dal suo animo corrotto dalla passione. Sicuramente non era per beffa o per puro sollazzo poiché anche il più disattento lettore nota che D’Annunzio aveva un animo ricco di sentimenti e ricercate emozioni.
D’Annunzio amava la novità, ogni cosa imminente rappresentava per lui uno stimolo che poi si affievoliva, mutava o veniva assorbito da un nuovo bisogno.
Le lettere d’amore perciò rappresentano una forma d’arte, scritta non per celia ma per manifestare all’amata una devozione piena, nuova, impetuosa. Talvolta questi sentimenti vengono conditi con del lirismo tipico del Vate con esagerazioni, affermazioni spropositate e allusioni carnali per magnificare il sentimento e far sentire viva in lui l’amata.
D’Annunzio riesce ad andare oltre ad ogni retorica romantica rendendo l’amore un sentimento arcano fatto di passione, entusiasmo, esultanza fisica e spirituale, desiderio viscerale ed intenso di possesso, ebbro di fiumane di desideri e orde di voluttà. D’Annunzio nell’arte d’amare ricorre al verso, alla fantasia, alla spir