UN LIBRO :C’ERA UNA VOLTA L’AMORE E HO DOVUTO AMMAZZARLO
È DI UNO SCRITTORE CON BRAVURA SCONVOLGENTE!
EFRAIM MEDINA REYES
VI LASCIO UN ASSAGGIO
“Uno si mette a scrivere perché non è stato capace di picchiare un autista che l’ha reso ridicolo, perché non ha fracassato i piatti in un ristorante, perché non ha affrontato un poliziotto fuori di testa che insultava la sua ragazza, perché non ha detto a sua madre quanto l’amava e la detestava, perchè non ha sputato in faccia a un professore che diceva che la terra è rotonda, perchè si è fatto fregare il posto nella fila per il cinema, perché non ha arte né parte,, perché pensa che è un modo facile di diventare famoso e fare i soldi, perché se lo fanno buffoni come Garcia Màrquez e Mutris può farlo anche lui, perché con i numeri non ci sa fare, perché non vuole fare il medico né l’avvocato, perché è incazzato, perché odia la gente vuole insultarla.
Uno si mette a scrivere perché una ragazza carina gli ha detto che le piacevano gli scrittori, perché ha bisogno di un alibi per non lavorare, perché lo fa sentire superiore, perché ha letto un paio di romanzi sul Far West e vuole entrare in concorrenza, perché è un cow boy senza cavallo, perché lo fanno scribacchini coma Vargas Llosa, perché non ha voce, perché non ha senso del ritmo, perché è stufo di farsi le seghe, perché vuole portarsi a letto una donna ma non c’è verso, perché pensa di avere qualcosa da dire, perché scopre che le ragazze carine dicono che gli scrittori sono teneri ma poi escono con i mafiosi, perché non gli lasciano mettere le mani addosso alle reginette di bellezza, perché è magro come un chiodo e non c’è niente da fare, perché ha paura di morire senza essersi scopato una ragazza carina, perché se uno stronzo ipocrita come Vargas Llosa scrive può farlo chiunque, perché sa che col cinema perde il suo tempo, perché invidia quelle bertucce che appaiono in tivù e guadagnano milioni, perché in mancanza di meglio vuole essere come Bukowski.
Uno si mette a scrivere perché non sa tirare di boxe e non ha fegato, perché ha i denti storti e non può sorridere come vorrebbe, perché per gli impotenti di ogni sorta non c’è altra strada, perché tutti i brutti sono scrittori o assassini e lui non è capace di fare del male a una mosca, perché scrivere lo fa sentire importante, perché per essere chiamati scrittori non c’è bisogno di scrivere bene e per essere chiamati figli di puttana fa lo stesso se si ha una madre che è una santa, perché ha paura di andare alla deriva senza far nulla, perché non può bere ogni sera, perché ama Dio ma odia le associazioni senza fini di lucro, perché non ha una ragazza, perché non ci sono emozioni ma insulti, perché a casa sua non c’è la televisione e la radio si è rotta, perché la moglie del vicino è un bonbon, perché ha paura di restare calvo e per questo evita gli specchi. Uno si mette a scrivere perché non osa rapinare un supermercato, perché ama una donna e lei è la fidanzata del gallo del quartiere, perché non ci sono abbastanza riviste porno, perché vuole fare qualcos’altro oltre a cagare e masturbarsi, perché non è il gallo del quartiere e non è neppure il più forte o il più spiritoso, perché non è niente di niente, perché non vale un cazzo, perché se esce di casa lo fanno a pezzi, perché sua madre urla tutto il tempo, perché non ci sono illusioni né luce alla fine del tunnel, perché la sua mente vola basso e non sarà mai un altro Cioran, perché non ha il coraggio di saltare, perché non vuole la moglie brutta che si merita, perché ha paura di morire senza aver assaggiato un bel culetto, perché non ha padre né amici né fortuna, perché non sa sputare come Clint Eastwood, perché rimane impantanato tra un’intenzione e l’altra, perché c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo.
Il bello è che scrivere non serve a nulla di ciò che uno vuole. Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più. Il bello è che dopo averlo fatto stai malissimo. Niente è cambiato, tutto rima