E’ tardi è notte, di Roberto Mussapi
è tardi è notte
Così lasciai la soglia dei vivi e dei perduti,
dove batte la luce bianca che distingue,
scalino tra estate e autunno, tra agosto e settembre,
tra istante generato e istante morente.
Di quell’istante, quel tempo, quella stagione
Fu culla il rollio del movimento, il treno
Che avanzava ondulante nella notte,
ventosa corsia di luci in corsa,
ambulante città lanciata a Occidente.
E li rividi tutti, rapiti sui binari lucenti d’azzurro
I vivi e i morti, nel tempo furioso e macinante.
Ombre, odore di fumo stagno di sigarette,
sedili vuoti dove erano stati altri.
Per poco, scendendo a una stazione
Che il sonno perdeva e la memoria cerca.
Voi scomparsi, voi persi nel tempo di un breve viaggio,
ora in questo moto non mio io vi conosco,
ma è tardi, è notte, è confine,
lei che salì sul treno e si è seduta è scesa
e io dormivo.
E non sapevo se era scomparsa per poco o per sempre,
e io con lei, come la polvere e il fuoco,
che al loro primo bacio si consumano.