DUE ALPINISTI ITALIANI

di | 23 de Maggio de 2013

«La montagna mi ha insegnato a non barare, a esser onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano. Se io dunque traspongo questi principi nel mondo degli uomini, mi troverò immediatamente considerato un fesso? È davvero difficile conciliare queste diversità. Da qui l’importanza di fortificare l’anima, di scegliere cosa si vuole essere. E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra?»

Da: MONTAGNE DI UNA VITA -Walter Bonatti

Walter Bonatti (22 de junio de 1930, Bérgamo – 13 de septiembre de 2011, Roma ),
fue un montañero y periodista italiano, considerado uno de los mejores alpinistas de la historia,[2] y que realizó numerosas ascensiones pioneras en los Alpes, Himalayas, y Patagonia.

En 2009 recibió el premio honorífico del Piolet de oro.

Bonatti es el autor de una serie de libros sobre la escalada y el montañismo.

Los últimos años de su vida los pasó en Dubino, Sondrio, con su compañera, la actriz Rossana Podestà.

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Mario Puchoz (Courmayeur, 15 gennaio 1918 – K2, 21 giugno 1954) è stato un alpinista italiano.

Nacque e visse a Courmayeur (AO), ai piedi del Monte Bianco. Di famiglia contadina, si appassionò alla montagna, divenendo guida alpina.

Durante la seconda guerra mondiale fu arruolato nel corpo degli Alpini (battaglione sciatori Monte Cervino), e partecipò alla campagna di Russia nel CSIR.

Nel dopoguerra, proseguì l’attività di alpinista e guida alpina.

K2

Nel 1953 fu convocato da Ardito Desio tra i candidati a formare la spedizione italiana che nel 1954 avrebbe tentato la prima salita al K2; superate le selezioni, partì con gli altri membri della spedizione alla volta del Pakistan.

Partecipò con gli altri compagni di spedizione alle operazioni di preparazione della via di salita, di trasporto dei materiali e di installazione dei diversi campi base. Il 18 giugno 1954, mentre si trovava al Campo II, a circa 6.000 metri di quota, cominciò ad avvertire qualche malessere, ma la cosa non sembrava preoccupante, e lo stesso Puchoz espresse il desiderio di rimanere al campo II. Il 20 giugno però le sue condizioni si aggravarono improvvisamente, e, nonostante le cure del dottor Guido Pagani, medico della spedizione, all’una di notte del 21 giugno Mario Puchoz morì.

La diagnosi del dottor Pagani fu di polmonite fulminante[5]. Oggi, alla luce dei progressi della medicina in genere e delle conoscenze sulle problematiche dell’alta quota in particolare, si ritiene che la causa della morte di Mario Puchoz sia stato un edema polmonare da alta quota.

A causa del maltempo, i compagni di spedizione non poterono raggiungere il campo II fino al 26 luglio; la salma di Mario Puchoz fu recuperata e trasportata al campo base, dove fu tumulata vicino alla tomba di Arthur Gilkey (ove oggi sorge il cosiddetto memorial Gilkey)