DELITTO E CASTIGO

di | 12 de Giugno de 2013

“Poi capirai. Forse che tu non hai fatto la stessa cosa? Anche tu sei passata oltre… hai potuto passar oltre. Tu hai portato le mani contro di te, hai rovinato la vita… tua (fa lo stesso!) Avresti potuto vivere con lo spirito e con la ragione, e finirai in piazza Sennaja… Ma tu non puoi reggere e, se rimarrai sola, impazzirai, come me. Già adesso sei come pazza; dobbiamo quindi andare insieme, per la stessa strada! Andremo!”

Dialogo tra Raskòl’nikov e Sonja.

Delitto e castigo (IV, IV).

*Rodion Romanovič Raskol’nikov (Personaggio, dal libro Delitto e castigo)
*Sof’ja Semënovna Marmeladova (Personaggio, dal libro Delitto e castigo

Fedor Dostoevskij

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Ecco l’ analisii del testo di Delitto e Castigo

scritta da J. Moore

pubblicata su : Yahoo!Answers

Struttura:
l romanzo è diviso in sei parti con un epilogo. Ogni parte contiene fra i cinque e gli otto capitoli, mentre l’epilogo ne ha due. L’intero romanzo è scritto in terza persona al passato da una prospettiva non onnisciente, perlopiù dal punto di vista del protagonista, Raskol’nikov, sebbene si sposti brevemente su altri personaggi, come Dunja, Svidrigajlov e Sonja, durante la narrazione.
Nel 1971, una scena non pubblicata scritta in prima persona dal punto di vista di Raskol’nikov fu rilasciata con il manoscritto annotato di Dostoevskij della serie russa Monumenti letterari. Una traduzione di quella scena è disponibile nella maggior parte delle edizioni moderne del romanzo.

Personaggi PRINCIPALI:
RODION ROMANOVIC:

Rodion Romanovič Raskol’nikov (in russo, Родион Романович Раскольников) o Rodiòn Romanyč Raskòl’nikov , chiamato anche Rodja e Rodka, è il protagonista dalla cui prospettiva, fondamentalmente, la storia è raccontata. Al lettore è detto che ha ventitré anni, che è un ex studente di legge, che ora ha abbandonato gli studi e vive in povertà in un appartamento minuscolo all’ultimo piano nei bassifondi di San Pietroburgo. Non è riferita l’origine della sua famiglia, ma diversi particolari nel racconto portano ad attribuirle un’origine propriamente dell’aristocrazia rurale Russa (che così fosse stato concepito il personaggio, è confermato da studi filologici condotti su fonti differenti dal romanzo, cfr. Leoníd Grossman).
A dispetto del titolo, il romanzo non tratta del delitto e del suo castigo formale, ma il conflitto interno di Raskol’nikov e la debole giustificazione delle sue azioni. Bisogna però ricordare che la traduzione del titolo in italiano è errata: è ormai risaputo che il giusto significato debba essere “Delitto e pena”.
Il suo odio interiore lo porta a istanti di atroce disperazione con manifestazioni psicosomatiche (svenimenti, sonno prolungato, ..), aggravate probabilmente dallo stato di malnutrizione, e neurologiche (attacchi di panico, deliri) alternate a momenti di calma apparente. Proprio la vivida rappresentazione dello stato psicofisico del giovane è uno dei punti di forza del romanzo.
Commette l’omicidio nella convinzione di essere abbastanza forte per affrontarlo, di essere un Napoleone, ma la sua paranoia e la sua colpa lo inabissano presto. Solo nell’epilogo si realizza il suo castigo formale, dopo che ha deciso di confessare e porre termine alla sua alienazione. Il suo nome deriva dalla parola russa raskolnik, cioè “scismatico” o “diviso”, un’allusione alla separazione autoimposta di Raskol’nikov dalla società russa, come anche alla sua personalità spaccata e al suo stato emotivo costantemente mutevole.

RASKOL’NIKOV
Raskol’nìkov è la mente umana dilaniata dall’istinto che si estranea dalla ragione. I suoi momenti di non-controllo non trovano spiegazione altra. È quello che saranno Stavrogin, Kirillov, Smèrdiakov,il principe Miskin , l’uomo del sottosuolo. La non-accetta