NELLA MIA RICERCA INFINITA DI SITI CHE SAPPIANO STIMOLARE
ED ARRICCHIRE LA MIA INTELLIGENZA
HO AVUTO L’ONORE DI CONOSCERE UNA PERSONA MOLTO PROFONDA IN UN DIBATTITO SU:
SECONDO VOI TUTTI POSSONO ESSERE POETI?
PUBBLICO INTEGRALMENTE
IL PUNTO DI VISTA DI Angelo Ricotta
E DI SEGUITO
RACCONTO E POESIA SUOI
Ovviamente ognuno se l’è posto questo problema. Anch’io, e ho una mia risposta. Prima di enunciarla però vorrei motivarla allargando la prospettiva del dibattito. La domanda posta si può estendere ad ogni attività umana e non necessariamente solo a quelle artistiche. In particolare ci sono stati grandi musicisti totalmente illetterati: tutti i pionieri del jazz non conoscevano la musica scritta e devo dire, francamente, che spesso preferisco costoro ai jazzisti che adesso si diplomano al conservatorio. I grandi pittori e scultori non erano certo molto familiari con le lettere. Michelangelo era un genio immenso della pittura e della scultura ma non certo uomo di lettere. Il grande pittore naif Antonio Ligabue era un insufficiente mentale. Leonardo si autodefiniva “omo sanza lettere”. Mozart diceva “la musica scritta sono solo cacche di mosca, quella vera è dentro la mia testa”. Certo la materia della poesia sono le parole e quindi bisogna almeno conoscerle. Ma un poeta, specie uno dialettale, ad esempio, può prescindere dalla cultura scritta. Gli antichi aedi, come Omero, cantavano nelle piazze, non hanno mai scritto nulla. Personalmente ho conosciuto delle persone che erano poeti e pittori senza saperlo, io lo sentivo che lo erano. Comunque sono d’accordo con Gianpiero, anche per me ognuno ha diritto ad esprimersi come meglio crede, anzi trovo utile leggere tutto ciò che si scrive, vorrei avere più tempo per leggere proprio tutto. Internet ha fatto il miracolo che aspettavo: voglio conoscere i pensieri di tutte le persone del mondo. I più non passeranno alla storia, per tante ragioni diverse, ma la storia, quella scritta nei libri, come per la musica, non è tutto.
Angelo Ricotta
Poesia e racconto di Angelo Ricotta
In memoria
Vaga ancora la tua mente
per l’orrido deserto australe
coi tuoi sogni stipati
nell’esile anima di un violino
Come hai potuto pensare
di vincere gli arcani millenni
con quell’esile canto
Chiedevi a me di ritrovare
te stesso io che mai
ho saputo chi fossi
Tu sai che ho tentato
su scale impervie di suoni
di riannodare i fili
della tua vita smarrita
Ma non valsero parole
rimbombanti in echi cranici
a rischiarare il cammino
Così ti suicidasti
tra Perth e Cape Darwin
in un punto imprecisato
nei pressi di Ayers Rock
Secondo te per un maleficio
per me di solitudine
imprigionato nelle voci
atterrito da urli ancestrali
sull’onda di tristi melodie
trafitto da un archetto spezzato
Che possa tu finalmente
riposare nell’anima del tuo violino
*** ***
Arnaldo e io siamo nati nella stessa casa ma a distanza di sette anni. Egli prima e io dopo la seconda guerra mondiale. Egli in estate e io in inverno. Egli ultimo figlio dei miei nonni, io primogenito di uno dei loro numerosi figli. A due mesi i miei genitori mi portarono via in un’altra località. Poi quando avevo quattro anni emigrammo in Venezuela da dove tornammo dopo sette anni. Andammo ad abitare in un paese non molto distante da quello natale ma in quel periodo Arnaldo era partito per il militare e appena finito emigrò per l’Australia. Tornò alcuni anni dopo e solo allora ci potemmo finalmente conoscere di persona. La passione di Arnaldo era il violino. Avrebbe voluto frequentare il Conservatorio ma le finanze della famiglia non lo permisero, così imparò il violino praticamente da autodidatta. Ma per guadagnarsi da vivere era costretto a fare l’imbianchino. Era un imbianchino raffinato! Ricordo ancora di come mi meravigliai dell’accuratezza e gusto per il colore con cui dipinse i muri della casa ch