ARCHIVIO 2015 – 56

di | 10 de Luglio de 2013

L’arte di perdere non è una disciplina dura….

L’ARTE DI PERDERE

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

Elizabeth Bishop

***

Le voglie trattenute

“Le voglie trattenute
mi stemprano in languide inedie.
E il riso spunta sulle fissità.
Amori senza connubio passano
come frutti sul ramo.
Il più frettoloso figliolo
del Tempo, il Disinganno,
che si nutre di sottigliezze
acerrime e conclusive,
ancora intatti li uccide
i sogni della mia indecisione.”

Vincenzo Cardarelli-PASSAGGI

***
Charles Baudelaire-

Nebbie e piogge

O fini d’autunno, inverni, primavere inzuppate di fango,
addormentatrici stagioni! vi amo e vi lodo
poichè avvolgete così il mio cuore e il mio cervello
in un sudario vaporoso e in un vago sepolcro.

In questa grande pianura ove il freddo austro si sfoga,
ove nelle lunghe notti la banderuola si fa roca,
l’anima mia meglio che al tempo della tepida primavera
aprirà largamente le sue ali di corvo.

Nulla è più dolce al cuore ricolmo di funebri cose,
e sul quale da gran tempo discendon le brine,
o smorte stagioni, regine dei nostri climi,

che l’immutabile aspetto delle vostre pallide tenebre:
fuorchè, una sera illune, in due,
addormentare il dolore su un letto avventuroso.

***

“Brucia…Brucia tutto ciò che puoi….”
inizia così un Poema stupendo di Lêdo Ivo
che oggi vado a pubblicare.

BRUCIA

Brucia tutto ciò che puoi

le lettere d’amore

le bollette telefoniche

la lista dei vestiti sporchi

le scritture e i certificati

le confidenze di colleghi risentiti

la confessione interrotta

il poema erotico che ratifica l’impotenza e annunzia l’arteriosclerosi

i ritagli antichi e le fotografie ingiallite.

Non lasciare agli eredi famelici

nessun ricordo di carta.

Sii come i lupi: vivi in una caverna

e mostra alla canaglia delle strade soltanto i denti affilati.

Vivi e muori chiuso come una chiocciola.

Dì sempre di no alla scoria elettronica.

Distruggi le poesie interrotte, i bozzetti, le varianti e i frammenti

che provocano l’orgasmo tardivo di filologi e glossatori.

Non lasciare ai raccoglitori della spazzatura letteraria nessuna briciola.

Non confidare a nessuno il tuo segreto.

La verità non può essere detta.

(Lêdo Ivo)

Lêdo Ivo è stato uno dei più importanti letterati brasiliani moderni, membro del movimento “Generazione del 1945”.

Era membro dell’Academia Brasileira de Letras. Nel 1990

fu eletto intellettuale dell’anno in Brasile e nel 2009 ottenne il premio Casa de las Américas nella categoria della letteratura brasiliana.

È morto nel 2012 all’età di 88 anni per infarto a Siviglia mentre era a casa del figlio Gonçalo

***
La vita io l’ho castigata vivendola….
è il primo verso di “Alla deriva” di V. Cardarelli

Alla deriva

La vita io l’ho castigata vivendola.
Fin dove il cuore mi resse
arditamente mi spinsi.
Ora la mia giornata non è più
che uno sterile avvicendarsi
di rovinose abitudini
e vorrei evadere dal nero cerchio.
Quando all’alba mi riduco,
un estro mi piglia, una smania
di non dormi