Ti amo,amante, ti amo e m’ami e ti amo:
son corti i giorni, i mesi,
la pioggia, i treni:
son alte le case, gli alberi, e siam più alti:
s’avvicina sulla sabbia la spuma che vuol baciarti:
emigrano gli uccelli dagli arcipelaghi
e crescono nel mio cuore le tue radici di frumento.
Pablo Neruda
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PROVERBIO ZEN
La conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno.
La saggezza è lasciar andare qualcosa ogni giorno.
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“L’Anima semplicetta, che sa nulla,
Salvo che, mossa da lieto fattore,
Volentier torna a ciò che la trastulla.”
—Purg. xvi. 88.
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Ah! La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare.
Gli uomini possono essere analizzati,
le donne… solo adorate.
Le donne sono fatte per essere amate,
non per essere comprese.
OSCAR WILDE
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Coloro ai quali la mancanza di energia o d’immaginazione
impedisce di trarre da se stessi un principio di rinnovamento
domandano all’attimo che sopravviene,
al postino che suona, di portar loro qualcosa di nuovo,
foss’anche di peggio, un’emozione, un dolore;
quando la sensibilità, che il benessere ha fatto tacere
come un’arpa indolente,
vuol risuonare al tocco di una mano, anche se brutale,
e a rischio d’esserne infranta; quando la volontà,
che con tanta fatica si è conquistata il diritto d’abbandonarsi
senza ostacolo ai suoi desideri, alle sue pene,
vorrebbe rimettere le redini nelle mani di eventi imperiosi,
non importa se crudeli.
Marcel Proust
(1965)
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Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust
(1871 – 1922), scrittore, saggista e critico letterario francese.
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Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché
il suo cuore possa esporsi al sole,
così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia
per i prodigi quotidiani della vita,
il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
Accogliereste le stagioni del vostro cuore
come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.
Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
E’ la pozione amara con la quale il medico che è in voi
guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.
Poiché la sua mano, benché pesante e rude,
è retta dalla tenera mano dell’Invisibile,
E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra,
è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.
GIBRAN
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Io pronuncio il tuo nome
Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.
Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.
Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!
LORCA
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Edge di Sylvia Plath
La donna è a perfezione.
Il suo morto corpo ha il sorriso del compimento,
un’illusione di greca necessità
scorre lungo i drappeggi della sua toga,
i suoi nudi piedi sembran dire:
abbiamo tanto camminato, è finita.
Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno
come un bianco serpente a una delle due piccole
tazze del latte, ora vuote.
Lei li ha riavvolti dentro il suo corpo come petali
di una rosa richiusa quando il giardino
s’intorpidisce e sanguinano odori
dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.
Niente di cui rattristarsi ha la luna
che guarda dal suo cappuccio d’osso.
A certe cose è