ANDREA MANTEGNA (1431-1506)

di | 3 de Agosto de 2009

Nato ad Isola di Carturo – un paese del vicentino oggi in provincia di Padova – nel 1431, ebbe la sua prima formazione nella bottega padovana del pittore Francesco Squarcione, singolare personaggio appassionato d’archeologia classica presso cui, ancora bambino, fu allogato dai genitori naturali come figlio adottivo. Le condizioni economiche della famiglia d’origine erano, infatti, piuttosto modeste: il padre Biagio era un carpentiere e difficilmente avrebbe potuto permettersi di pagare la retta allora necessaria per avviare i giovani ad una professione. Nella bottega di Squarcione, Mantegna ebbe modo di maturare una profonda conoscenza dell’arte antica, destinata a rivelarsi decisiva nella sua fisionomia di artista rinascimentale. Altrettanto decisivo il contatto con l’ambiente padovano, assai stimolante per la sua tradizione culturale – dal 1222 la città è sede di un’università in cui si insegna l’aristotelismo e si studia l’antichità classica – e la presenza di artisti del calibro di Paolo Uccello, Filippo Lippi, Andrea del Castagno e Donatello, autore, peraltro, dell’“Altare del Santo” (ultimato tra il 1450 e il 1453), opera di riferimento assoluto per la cultura artistica locale.
Nel 1448, dopo essersi affrancato con un compromesso dalla tutela dello Squarcione, intraprese – con Antonio Vivarini, Giovanni d’Alemagna e Niccolò Pizzolo – l’ornamentazione della Cappella Ovetari nella chiesa padovana degli Eremitani. A lui va ascritta l’intera serie delle “Storie di San Giacomo” e parte di quelle di “San Cristoforo”, andate distrutte – fatta eccezione per poche scene trasferite altrove per un restauro – in seguito ad un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale.
Nel 1453 sposò Nicolosia, figlia di Jacopo Bellini e sorella dell’altro astro della pittura del tempo, Giovanni Bellini, con il quale instaurò un intenso dialogo che condusse ad una reciproca influenza artistica.
Pochi anni dopo, realizzò il “Polittico di San Luca” – oggi alla Pinacoteca di Brera – e la “Sant’Eufemia” della Galleria di Capodimonte, a Napoli.
Nel 1457 ricevette la commissione della “Pala di San Zeno”, per la chiesa del santo a Verona: l’opera, tra i suoi massimi capolavori, sarà – nel 1797 – trafugata in Francia come bottino napoleonico e ancora oggi la predella, che ospita la splendida “Crocifissione”, è esposta al Museo del Louvre.
Fra il 1459 e il 1460, dopo molte indecisioni, accettò l’invito del marchese Ludovico Gonzaga e si trasferì a Mantova, dove, salvo qualche breve viaggio, resterà tutta la vita. Qui attese alla decorazione – conclusasi probabilmente nel 1474 – di una sala del Palazzo ducale, nota come “Camera degli sposi”, che offre una suggestiva rappresentazione della famiglia Gonzaga e costituisce l’opera più complessa e matura tra quelle giunte fino a noi.
In seguito realizzò una serie di ritratti dei personaggi di corte e l’affresco di una cappella del castello di San Giorgio, interamente perduti, nonché una serie di piccole tavole – in origine collegate tra loro, ma oggi smembrate in vari musei – tra cui spiccano “La morte della Vergine”, esposta al Museo del Prado di Madrid, e il cosiddetto “Trittico degli Uffizi”.
Dello stesso periodo è il “Cristo morto” di Brera, celebre per l’insolito e ardito scorcio, e il “San Sebastiano” del Museo del Louvre.
Nel 1485 intraprese la stesura di una serie di grandi tele raffiguranti i trionfi di Cesare, in seguito (1488) interrotti per un viaggio a Roma, dove, su incarico d’Innocenzo VIII, dipinse una cappella dei palazzi Vaticani andata distrutta nel 1780.
Intorno al 1496 Mantegna fu di nuovo a Mantova, ove dipinse la “Madonna della Vittoria”, commissionatagli da Francesco Gonzaga per celebrare la vittoria ottenuta nella battaglia di Fornovo del 1495.
Nel 1497 dipinse, per la chiesa di Santa Maria in Organo a Verona, la “Madonna di Trivulzio”.
Tra il 1497 e il 1502 realizzò, per lo studiolo d’Isabella d’Este, due tele a carattere mitologico, il “Parnaso” e “Il trio