GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ

di | 15 de Settembre de 2009

G..García Márquez

“C’era una stella sola e limpida nel cielo colorato di rose,

un battello lanció un addio sconsolato,

e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori

che avrebbero potuto essere e non sono stati.”

TRATTO DA: Memoria delle mie puttane tristi

IL LIBRO

“L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte di amore folle con un’adolescente vergine.” Comincia così il nuovo romanzo di Gabriel Garcia Márquez, il libro con cui il premio Nobel colombiano torna dopo dieci anni alla narrativa.
A raccontare è la voce dell’anziano protagonista, un giornalista eccentrico e solitario, che accanto a un’adolescente scopre il piacere inverosimile di contemplare il corpo nudo di una donna che dorme “senza le urgenze del desiderio o gli intralci del pudore”. Scopre forse per la prima volta l’amore, quello che non ha mai cercato in tutte le donne che ha incontrato e conosciuto, trovando “l’inizio di una nuova vita a un’età in cui la maggior parte dei mortali è già morta”.

Dopo il romanzo autobiografico giovanile Vivere per raccontarla e la raccolta di articoli A ruota libera,

il premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez

nel 2005 , vinta la sua battaglia contro il cancro,

è tornato alla narrativa pubblicando

il romanzo “Memorie delle mie puttane tristi”.

Un romanzo breve che ha già fatto scalpore per il suo titolo e la sua trama provocatoria.

Il libro, molto atteso e controverso, racconta la vicenda di un anonimo e vegliardo giornalista, dedito da una vita a collezionare amori mercenari, che per celebrare il raggiungimento dei novant’anni decide di vivere una notte destinata a rivoluzionare il resto dei suoi giorni.

Si regala una ragazzina illibata, nell’illusione di riassaporare la sua giovinezza ormai perduta o per scoprire l’amore che non ha mai provato. L’incontro con l’adolescente, abilmente organizzato dalla maîtresse della casa di tolleranza frequentata per tanti anni, sconvolge la sua esistenza monotona e ripetitiva senza possibilità di ritorno all’anonima quotidianità.
Il lavoro per il giornale “Diario de la Paz”, per cui l’uomo scrive «un articoletto domenicale senza strepiti per oltre mezzo secolo», la grande casa di famiglia abitata sin dalla nascita, il rapporto con la fedele domestica Damiana: nulla è più la stessa cosa da quando il maturo protagonista vede per la prima volta l’acerba quattordicenne subito soprannominata “Delgadina”.

L’intensità emotiva dei loro incontri evoca il ricordo della vita passata e delle figure femminili che l’hanno affollata, tra cui spiccano la madre di origini italiane, («interprete ragguardevole di Mozart, poliglotta e garibaldina») la sposa mai condotta all’altare, la tenutaria, amica e complice di tanti fuggevoli appuntamenti.

Raccontata in prima persona dal protagonista,
questa storia,
struggente e gioiosa al tempo stesso,
segna il ritorno dell’universo fantastico di Gabriel García Márquez e della prosa magica e brillante che da sempre caratterizza le opere del grande scrittore sudamericano.

Introdotto da una citazione del romanzo La casa delle belle addormentate di un altro premio Nobel per la letteratura,
lo scrittore giapponese Yasunari Kawabata, a cui García Márquez rende un tacito omaggio,

Memoria delle mie puttane tristi è il diario intimo di una vita, lo sfogo appassionato di un uomo giunto all’epilogo della propria esistenza che intravede la strada per un nuovo inizio ma anche una riflessione che tocca alcuni temi fondamentali della vita, quali l’eros, l’amore, la vecchiaia.

………….

Solitudine, vecchiaia, amore, tre motivi ricorrenti nell’universo narrativo di Gabriel García Márquez, convergono nel suo lavoro,
Memoria delle mie puttane tristi,
l’opera con la quale il premio Nobel colombiano
torna al romanzo dopo aver pubblicato la prima parte della sua autobiografia,
Vivere per raccontarla (Mondadori, 20