A ZIA IRIDE IOLANDA MAZZOCCO
RADICI
E il fiume scorreva
con la sua furia devastante
e il grande albero sradicato
si lasció trasportare
seguendo il suo corso
Arrivó in una verde pianura
intrecció radici
su quella nuova terra
diede frutti generosi
Cosí nascesti tu
Poi ci fu una primavera generosa
spuntó una gemma nel tuo grembo
ma non si aprí
Incominciarono a recidere
Ogni tua speranza
d’esser madre svaní
E il re dei fiumi scorre
imponente e indomito
e di quell’albero fertile
ora siamo rimasti noi
gli ultimi stanchi rami
tra i travagli della vita
E tu non ci sei piú
ramo dai germogli
mai fioriti
Col freddo dentro l’anima
attendo un pianto
che mi liberi il cuore
Nella mente ho confusi pensieri
e una sola certezza
Non ti rivedró mai piú
ma rivorrei quel fil di voce
fragile come cristallo
mi straziava meno
di questo silenzio assordante
Nota dell’autrice:
Descanse en paz tia Iolanda
Iride Iolanda Mazzocco
Vigevano, 17 Settembre 2012 – ore 17.15
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L’ULTIMO VOLO
E ci sono giorni in cui ti chiedi
” Che ci faccio ancora quí? Servo a qualcuno?”
“Qualcuno sentirá la mia mancanza
quando me ne andró da questa terra?”
E se non hai il coraggio
di porre fine a quella lenta eutanasia
perché questo era diventata la tua vita
drasticamente decidi
di non nutrire piú il tuo corpo
e ti compri un biglietto per l’aldilá
regali un’ultima lacrima
a chi silenzioso veglia
al tuo capezzale
e voli via
E tu non ci sei piú
ma il sole sorge ancora per me …
Devo ingoiare le lacrime
e andare avanti
La gente mi passa accanto
sfiora il mio dolore
c’é un gruppo di ragazzi e ragazze
che schiamazza… che si diverte
una ragazzina ubriaca fradicia
canta a squarciagola
in un inglese strampalato
e io non so piú se ridere o piangere
per te… per lei…
per questa gioventú cosi fragile
come le foglie d’autunno
E tu non ci sei piú…
mi restano solo le tue foto
di carnevali passati
con il viso dipinto
da triste Pierrot
NOTA DELL’AUTRICE:
Dedicata a zia Iride Iolanda Mazzocco
Vigevano, 17 Settembre 2012 – ore 17.15
“Come d’autunno si levan le foglie
l’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramo
rende a la terra tutte le sue spoglie…”
(Inf. XXXI, 67- 69)