Come una danzatrice in equilibrio
Sul ciglio di un abisso
Inizio il nuovo giorno
Con la ricerca affannosa quanto vana
D’uno spiraglio di felicità
Amore…mio dolore divino
Si abbatte su di me il tuo ricordo
E mi strugge il cuore di dolcezza
La passione goduta non svanisce mai
Vieni ancora… vieni…parlami…
Vieni a divorare questo silenzio
Immenso come una cattedrale
Condannami ai tuoi baci
Trafiggimi…scorticami…mordimi
NOTA DELL’AUTRICE:
Diceva Virginia Woolf:
“Non c’è cancello, nessuna serratura,
nessun bullone che potete regolare
sulla libertà della mia mente.”
Io sono come lei e ogni tanto scrivo anche poesie d’amore “puro frutto della mia immaginazione”
per riemergere da questa calma piatta che è la mia vita.
E spesso mi domando -Il paradiso può aspettare?-
C’è una canzone che dice:
“È difficile invecchiare senza una ragione/non voglio morire come un cavallo abbandonato…”
Per questa poesia ho tratto ispirazione da:
“Ascolto il vuoto che è dentro me”di Emily Dickinson
Ascolto il vuoto che è dentro me
Mentre aspetto,
mentre prego
il tempo che passa troppo in fretta,
e poi troppo piano,
mentre piango
lacrima dopo lacrima,
sospiro dopo sospiro,
e singulti
uno dopo l’altro ed uno accanto all’altro,
accavallandosi e sovrapponendosi alle mie parole,
alle parole che non riesco a dire,
alle parole che si mescolano al silenzio
nella torbida solitudine di giorni confusi e deleteri,
mentre aspetto
un saluto, una lettera,
un bacio,
ascolto il vuoto che è dentro
di me.