“Nella solitudine il solitario divora se stesso,
nella moltitudine lo divorano i molti. Ora scegli.”
Friedrich Wilhelm Nietzsche-Umano troppo umano
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“Il vero amore può sconfiggere tutto, tranne se stesso. Ed è per questo che, chi ama davvero, comunque vada, qualunque cosa succeda, non riuscirà a spegnere quella fiamma che ha dentro. Vivrà di quella gioia e di quel tormento, per sempre.”
– Francesco Memmola –
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FOGLIE
“Quanti se ne sono andati…
Quanti.
Che cosa resta.
Nemmeno
il soffio.
Nemmeno
il graffio di rancore o il morso
della presenza.
Tutti
se ne sono andati senza
lasciare traccia.
Come
non lascia traccia il vento
sul marmo dove passa.
Come
non lascia orma l’ombra
sul marciapiede.
Tutti
scomparsi in un polverio
confusi d’occhi.
Un brusio
di voci afone, quasi
di foglie controfiato
dietro i vetri.
Foglie
che solo il cuore vede
e cui la mente non crede.”
Di Giorgio Caproni
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“Esplodete, se così vi garba, irradiatevi in frecce infinite, prodigatevi, scialacquate, buttatevi via: io implodo, crollo dentro l’abisso di me stesso, verso il mio centro sepolto, infinitamente.”
Italo Calvino
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“ Che pena. Sperare, intendo. È la pena di chi non sa rinunciare. ”
Italo Calvino
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Traduzione di “The Lady of Shalott”
Lungo l’altra sponda del fiume si estendono
Lunghi campi di orzo e di segale
Che rivestono il mondo e incontrano il cielo
E attraverso i campi corre la strada fino
A Camelot dalle molte torri
E su e giù la gente va e viene
Mentre contemplano i luoghi in cui i gigli ondeggiano
Attorno vi è un isola, più in basso
L’isola di Shalott
Salici pallidi, pioppi tremuli,
Lievi brezze al crepuscolo e brividi
Attraverso l’onda che sempre scorre
Oltre l’isola nel fiume
Che fluisce verso Camelot
Quattro mura grigie, quattro torri grige
Si affacciano su un prato di fiori
E la silenziosa isola si inchina
La Signora di Shalott
Solo i mieitori, per la prima mietitura
Nel mezzo dell’orzo barbuto
Riescono a sentire una canzone che riecheggia lieta
Dal fiume ondeggiando chiaramente
Giù verso Camelot turrita
E al sorgere della luna il mietitore stanco
Mentre ammucchia i covoni sulle colline ariose
Ascoltando, sussurra: “Questa è la fata
La Dama di Shalott”
Dove lei intreccia tra notte e giorno
Una magica tela con colori allegri
Lei sentì un sussurro pronunciato
Guai a lei se fosse rimasta
A guardare giù verso Camelot
Lei non sapeva cosa potesse essere quella sciagura
E così intrecciava assiduamente
E poco altro le importava
La Dama di Shalott
E muovendosi attraverso uno specchio lucido
Che rimane agganciato di fronte a lei per tutto l’anno
Le ombre del mondo appaiono
Lì lei vede la strada vicina
Che conduce giù a Camelot
E talvolta attraverso lo specchio blu
I cavalieri giungono a coppie
Lei non ha un cavaliere a lei fedele e leale
La Dama di Shalott
Ma nella sua tela lei ancora si diletta
Ad intrecciare le sue magiche visioni dello specchio
Così spesso nelle notti silenziose
Un funerale, con pennacchi e luci
E musica, che giunge da Camelot
O quando la Luna era alta nel cielo
Giunsero due giovani amanti appena sposati
“Mi sto stancando delle ombre” disse
la Dama di Shalott
A un tiro di freccia dal suo cornicione
Lui cavalcava attraverso i covoni d