Dedico la poesia ad Aleksander
e a quell’esercito di disperati che incontro ogni giorno.
Questo mondo, Aleksander il clochard si puó permettere di giudicarlo, lì, dall’angolo della strada, a questo mondo Aleksander puó gridare in faccia tutta la sua rabbia!
Nel mio piccolo sto cercando di aiutare anche se é solo una piccola goccia in un oceano senza fondo.
É una realtá spaventosa sotto gli occhi
di tutti,quell’infoltirsi dei senza tetto
chiamati “gli invisibili” e sarebbe necessario che nel cuore di ognuno di noi albergasse il sentimento della carità ,una moneta anche se piccola,lasciata cadere nella mano del povero lo aiuta a soppravvivere.
No endurecer el corazón…poner una moneda
en la palma del pobre …
“El que da no se priva de lo que da.
Dar y recibir son lo mismo”
Borges
ALEKSANDER IL RUSSO
Arrivi sempre all’ora di pranzo
avanzando adagio
strusciando i piedi
sui marciapiedi di questa cittá
dove non ci sono fontane
di acqua fresca e caritatevole
Dove sta di casa adesso
la tua felicitá
povero vecchio clochard
Forse in un cartone di vino
caldo e scadente
abbandonato tra i tuoi piedi
Vecchio clochard
che adesso dormi e sogni
Sogni quel mondo che ti ha abbandonato quí
sdraiato nell’ultimo gradino
di un androne al riparo dal sole
che divora l’asfalto
I tuoi vestiti logori
hanno preso a prestito
il colore dalla calima
Hai i capelli arruffati dal vento
il viso é una ragnatela di rughe
una mappa che nasconde
ricordi di notti cruleli
Sotto la barba lunga e ingiallita
le labbra riarse si muovono
sembrano pregare
ma forse é solo un gemito…
un monologo con la tua anima
che grida la sua solitudine
Al tuo fianco
un dignitoso berretto di tela sbiadito
chiede la caritá al posto tuo
Riposa il tuo corpo lungo
trasandato e tutto ossa
Hai camminato tanto
senza portarti dietro nulla
solo quei miseri cenci che indossi
É forse cosí
che si veste adesso Cristo