IL VECCHIO PESCATORE – L´isola

di | 16 de Luglio de 2012

In un piccolo appartamento lontano dagli echi del traffico notturno ,nel suo letto dove giaceva insonne il vecchio rifletteva sulle sue frustrazioni e sui suoi fallimenti.Era un uomo spezzato, con una grande voglia di azzerare la propria vita.
Quello che piú lo tormentava nella notte era il ricordo di lei….la notte coglie i minimi moti dell’anima e ne restituisce i segreti al cuore…non passava la nostalgia di lei,il dolore per non avere piú vicino la sua cara moglie e sentiva tutto il peso di quell’incapacità di vivere senza la forza di quel legame,perché insieme avevano vissuto bene loro due.
Al ricordo di quel distacco non voluto l’emotività traboccava dal cuore,le lacrime scendevano come un fiume in piena non più arginato dalla diga che si era costruito dentro negli anni.La sua era stata una vecchiaia coraggiosa e drammatica ,fatta di una solitudine senza affetti. Furono anni crudeli quel sopravvivere dopo che lei era morta,sentiva la mancanza del calore di emozioni, di quei gesti essenziali che parlavano più della parole.
Ma una speranza lo spingeva a riprendere il cammino e la speranza era riposta in quell’unico figlio ,lui era tutto quello che gli era rimasto del loro amore. Al solo pensiero di lui, i suoi sentimenti paterni riaffioravano e le parole sepolte fiorivano sulle sue labbra stanche,parole che andavano dalla rabbia alla dolcezza.
Perché…perché quel figlio non riusciva a comprendere il suo dramma interiore e non lo aiutava a combattere quella disumana solitudine?
Il vecchio aveva 85 anni oramai e una sola paura lo inchiodava ,la paura di vivere solo ,malato e abbandonato a se stesso ad aspettare la morte.
Cosí quella mattina di domenica il vecchio si era alzato all’alba,aveva un appuntamento …un appuntamento col destino… Aveva riassettato il letto col suo passo un po’ fragile sempre vacillante,era come un arbusto sballottolato dal vento senza quel caro compagno di cui non poteva piú fare a meno,il suo bastone.
Andó in cucina a prepararsi il caffé che bevve lentamente poi si accese una sigaretta,lavó la tazza rimise a posto la vecchia sedia e tirando le ultime boccate dalla sigaretta si diresse verso quel grande baule dove aveva riposto tutti i ricordi della sua vita.
Cercó febbrilmente ,tirò fuori le foto ormai spiegazzate coi bordi consunti, fino a quando non la trovó,era una camicia hawaiana regalo di suo figlio.La indossó davanti allo specchio,la camicia col colletto aperto metteva in mostra una catena d’oro,i capelli argentei risaltavano sul viso abbronzato da pescatore,si mise dei pantaloni di cotone color kaki stropicciati, un paio di vecchie ciabatte infradito ed uscí dirigendosi verso il luogo dove era solito andare a pescare quando c’era bassa marea ,il berretto nascondeva gli occhi di un azzurro sbiadito alla luce del sole mentre scrutava l’oceano ,poi diede un’ultima occhiata a playa blanca e all’imponente vecchio albergo che solitario si stagliava all’orizzonte.
Il vento gli sferzava le orecchie ,il vecchio pescatore era abituato a stare ore ed ore in equilibrio sugli spuntoni di quelle roccie vulcaniche.
Uno spruzzo schiumoso lo colpí in pieno viso e lo fece scivolare sulle rocce ricurve e silenziose ,sentí le grida d’avvertimento dei suoi amici gabbiani…
Non lo temeva il vento… fu solo l’ultimo vento che sentí prima di lasciarsi andare nell’oceano.

La vera crudeltà della vita é morire sapendo che nessuno si dispererá per la tua morte.