L’AUTORE INVISIBILE-IL TRADUTTORE – L´isola

di | 2 de Giugno de 2013

Oggi voglio parlare di un lavoro che trovo estremamente interessante,il lavoro del traduttore.
In teoria, il traduttore dovrebbe restituire così come l’ha trovato e in modo fedele, ma semplicemente in un’altra lingua ,un qualsiasi romanzo.
Il traduttore americano Norman Shapiro,ci dice:
“Una buona traduzione è come una lastra di vetro.
Si nota che c’è solamente quando ci sono delle imperfezioni: graffi, bolle. L’ideale è che non ce ne siano affatto.
Non dovrebbe mai richiamare l’attenzione su di sé.”

Sono un po’ in disaccordo su questo,a me affascina il lavoro del traduttore di opere letterarie, anche quando riesce a dare un’impronta tutta sua,riesce a trasmettere un po’ della sua anima …per spezzare un po’ la solitudine del traduttore.

Quando leggiamo un libro tradotto non pensiamo mai a chi
ha tradotto le parole che abbiamo davanti agli occhi, a quanto lavoro c’è dietro a una traduzione ,dato che spesso è impossibile trovare un’equivalenza nella nostra lingua, non pensiamo che le parole sono state accuratamente scelte da un traduttore, anche se in accordo con quelle dell’autore.
Il successo di un libro tradotto è anche dovuto al grande lavoro del traduttore che è “semplicemente” riuscito a entrare nel testo.
Per fare un esempio voglio pubblicare un passaggio da una pagina di un famosissimo libro del 1891,
del grande Oscar Wilde,potete leggerlo in versione originale e poi nelle quattro traduzioni interessanti
e con sfumature ben studiate
che sono di:Raffaele Calzini,Giuseppe Sardelli,Emanuele Grazzi e Benedetta Bini.
Tutte bellissime!

Originale : The Picture of Dorian Gray), romanzo di Oscar Wilde

The studio was filled with the rich odor of roses, and when the light summer wind stirred amidst the trees of the garden there came through the open door the heavy scent of the lilac, or the more delicate perfume of the pink-flowering thorn. From the corner of the divan of Persian saddle-bags on which he was lying, smoking, as usual, innumerable cigarettes, Lord Henry Wotton could just catch the gleam of the honey-sweet and honey-colored blossoms of the laburnum, whose tremulous branches seemed hardly able to bear the burden of a beauty so flame-like as theirs; and now and then the fantastic shadows of birds in flight flitted across the long tussore-silk curtains that were stretched in front of the huge window, producing a kind of momentary Japanese effect, and making him think of those pallid jade-faced painters who, in an art that is necessarily immobile, seek to convey the sense of swiftness and motion.

[Da Wikisource]

Lo studio era intriso d’uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciava tra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, o quello più delicato dei rosaspini. Sdraiato nell’angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la sua abitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori di un’acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appena sopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l’ombra fantastica di un uccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie di fuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giada pallida, che pur servendosi d’un’arte necessariamente statica, cercano di rendere il senso della velocità e del moto.

[Arnoldo Mondadori Editore, traduzione di Raffaele Calzini]

***

Lo studio era pieno dell’intenso odore delle rose e, quando il dolce vento d’estate serpeggiava fra gli alberi del giardino, per la porta aperta entrava la pesante fragranza dei lillà o il profumo più sottile dei rovi in fiore. Dall’angolo del divano ricoperto di tappeti persiani, sul quale giaceva, fumando, com’era sua abitudine, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena afferrare il barlume giallo miele dei dolci fio