SOLE E CARNE – L´isola

di | 12 de Marzo de 2012

I

Il Sole, focolare di tenerezza e di vita,
versa l’Amore ardente sulla terra rapita,
e, quando si è distesi nella valle, si sente
che la terra è vergine e trabocca di sangue;
che il suo immenso seno, sollevato da un’anima,
è amore come Dio, di carne come la Donna,
e che racchiude, gonfio di linfa e di raggi,
il grande brulichìo di tutti gli embrioni!

E tutto cresce, e tutto sale!

– O Venere, o Dea!
Rimpiango il tempo dell’antica giovinezza,
dei satiri lascivi, dei fauni animaleschi,
dei che mordevano d’amore la scorza dei rami,
e nei nenùfari baciavano la Ninfa bionda!
Rimpiango i tempi in cui la linfa del mondo
l’acqua del fiume, il roseo sangue degli alberi verdi
nelle vene di Pan iniettavano un universo!
In cui verde il suolo palpitava sotto i suoi piedi di capra;
e baciando delicatamente la chiara siringa, il suo labbro
modulava sotto il cielo il grande inno dell’Amore;
in cui, in piedi nella pianura, sentiva intorno
rispondere al suo appello la Natura vivente
in cui i muti alberi, cullando l’uccello che canta,
la terra cullando l’uomo, ogni Oceano blu
e tutti gli animali amavano, si amavano in Dio!
Rimpiango i tempi della grande Cibele
che si dice percorresse, enormemente bella,
su di un grande cocchio di bronzo le splendide città;
dai suoi seni versava nelle immensità
il puro ruscello della vita infinita.
L’Uomo succhiava, felice, la sua mammella benedetta,
come un bimbo, giocando sulle sue ginocchia.
– Perché era forte, l’Uomo era casto e dolce.

O Miseria! Ora egli dice: conosco le cose,
e va, con gli occhi chiusi e le orecchie tappate.
– E intanto, niente più dei, niente più dei, l’Uomo è il Re,
l’Uomo è Dio! Ma l’Amore, ecco la grande Fede!
Oh! Se ancora l’uomo succhiasse la tua mammella,
grande madre degli dei e degli uomini, Cibele;
s’egli non avesse mai lasciato l’immortale Astarte
che già, emergendo dall’immenso chiarore
dei flutti blu, fiore di carne che l’onda profuma,
mostrò il suo roseo ombelico dove nevicano le schiume,
e fece cantare, Dea dai grandi occhi neri vincitori,
l’usignuolo nei boschi e l’amore nei cuori!

II

Io credo in te! Io credo in te! Divina madre,
Afrodite marina! – oh, è amaro il cammino
da quando l’altro Dio ci aggioga alla sua croce;
Carne, Marmo, Fiore, Venere, è in te che io credo!
– Sì, l’Uomo è turpe e triste, triste sotto il vasto cielo,
ha delle vesti, perché non è più casto,
perché ha lordato il suo fiero busto di dio,
ed ha rattrappito, come un idolo in fiamme,
il suo Olimpico corpo con sporche servitù!
Sì, anche dopo la morte, negli scheletri pallidi
vuole vivere, insultando la primitiva bellezza!
– E l’Idolo in cui tu hai posto tanta verginità
dove tu divinizzasti la nostra argilla, la Donna,
affinché l’Uomo possa mondare la sua povera anima
e lentamente salire, in un immenso amore,
dalla prigione terrestre alla bellezza del giorno,
la Donna non sa più essere neanche cortigiana!
– È una bella farsa! e il mondo ghigna
di fronte al sacro nome e dolce della grande Venere!

III

Se solo tornassero i tempi, i tempi ormai perduti!
– Perché l’Uomo è finito! L’Uomo ha recitato ogni ruolo!
Nel gran giorno, stanco di distruggere idoli
risorgerà, libero da tutti i suoi dei,
e, poiché appartiene ai cieli, scruterà i cieli!
L’Ideale, l’invincibile pensiero, eterno,
dio che vive nella sua carnale argilla,
salirà, salirà, arderà nella sua mente!
E quando tu lo vedrai osservare tutto l’orizzonte,
deridendo il giogo antico, libero da ogni timore,
tu verrai a portargli la santa Redenzione!
– Splendida, radiosa, dal seno dei grandi mari
tu sorgerai, spargendo sul vasto Universo
l’Amore infinito in un infinito sorriso!
Il Mondo vibrerà come un’immensa
lira nel fremito d’un immenso bacio!

-Il Mondo ha sete d’Amore: tu verrai a placarla.

Oh! L’Uomo ha risollevato la sua testa libera e fiera!
E l’improvviso r