Il tempo passa e spazza via i miei ricordi di bimba tra le onde della dimenticanza,ma di notte riaffiorano per questo scrivo,voglio fissare i miei ricordi piú dolci di quei giorni vissuti intensamente ,tra gli affetti a me più cari.
Finita la scuola,nelle vacanze per tre anni di fila
ricordo che la zia Bruna veniva a prendermi per portarmi in Emilia,rivedo Ventoso venirmi incontro con la sua tranquillità silenziosa,mi rivedo passare davanti a quella che un tempo era stata una fornace ,rivedo poi la felicitá negli occhi dei miei zii che a turno mi accoglievano nelle loro case.Potessi far tornare indietro il tempo e ritrovarmi bambina che saltellava qua e là sotto agli alberi che disegnavano ombre profonde,respirare l’aria buona di collina,circondata da affetto e tenerezze…
ma quel mese volava via in un attimo!
Erano vacanze in piena libertá ,libera di uscire a giocare in cortile sotto lo sguardo affettuoso delle zie,ed era bello ascoltare nel vento quel dialetto che poco a poco apprendevo….quel dialetto che a casa nostra mia madre rispolverava solo quando arrivavano i parenti dall’Emilia.
Rivedo me con zia Bruna che mi teneva per mano,rivedo quella strada in salita sterrata e solitaria,alla mia destra quella pianta antichissima del melograno dalle verdi foglie mi dava il benvenuto ,l’estate dava ai suoi frutti quel colore marrone-rossastro bellissimo.
E proprio di fronte c’era la casa maestosa di zio Marco…quelle stanze grandi…fresche…
e la cucina ordinatissima dove zia Augusta di primo mattino armata di mattarello preparava e stendeva la pasta su quel grande tavolo di legno ,fissavo incantata le sue mani magiche…quella sfoglia gialla e sottile mentre preparava i cappelletti e poi con i ritagli ci passava velocemente la rotellina a zigzag e faceva i quadrucci da fare il brodo.
Dice una pubblicitá della famosa Barilla:
“e il settimo giorno DIO creò la pasta”
Beh!Io grazie a zia Augusta la mangiavo sette giorni su sette!
Dio mio che buona la pasta fresca fatta in casa, a fine estate ritornavo a casa rifiorita ,dato che le zie facevano a gara per rimpinzare il mio corpo di bimba gracile.Forse se mia madre non avesse dovuto lasciare l’Emilia quando era solo una ragazzina,avrebbe imparato anche lei i segreti della cucina emiliana.
Tornata a casa ,i giorni se ne andavano veloci portandosi via quel dolce languore dell’estate e il profumo di libertá ,era giunto il tempo di tornare a scuola…
E ritornavo con la testa sui libri,aspettando trepidamente le vacanze estive dell’anno successivo.