In questo giorno giá di per sé cosí triste, ho rotto una antica zuccheriera di finissima porcellana che aveva per me un grande valore affettivo.Non avevo voluto regalarla per non fare torto a nessuno dei parenti,cosí dopo averla impacchettata per bene assieme ai miei libri e a tutti i miei ricordi piú cari,l’ho spedita e ha sopportato un viaggio dall’Italia fino a quí,stipata dentro a un conteiner in una nave ,mentre l’inverno imperversava e l’oceano era in burrasca ed é arrivata nella mia isola ammassata tra centinaia di scatoloni ma senza rompersi,mentre adesso per un piccolo colpo dovuto alla sbadataggine delle mie mani oramai di pastafrolla ,sta quí davanti a me rotta in mille pezzi!
Me ne sto quí seduta a terra e piango perché mi ha fatto pensare a te papá,al tuo cuore sopravvissuto ai duri colpi di un’infanzia di fame e di miseria,quando il Po si era portato via tutto anche quel poco che avevate e poi la guerra quí in Spagna e lá… in mezzo al gelo della steppa,i tuoi occhi avevano visto gli orrori di due guerre ,eppure eri ritornato a piedi dalla Russia e col coraggio di un leone avevi lavorato duro per farti una famiglia.Dopo tanti anni quando credevi finalmente di aver raggiunto la serenitá e ti beavi della gioia di vedere tuo nipote crescere e farsi uomo,il tuo povero cuore aveva sopportato con noi anche quel dolore straziante quando dicemmo addio a mamma.
Ma da quel momento fino alla fine intuivo che tu piano piano ti lasciavi andare…fragile come la mia porcellana. Senza piú voglia di lottare…forse l’avevi anche cercata la fine scavando un fossato su quella terra gelata dall’inverno,cosí una notte dopo un ricovero abbastanza banale,qualche colpo di tosse…tutto era precipitato…
un cuore prezioso ma troppo fragile oramai…troppe lacrime aveva sopportato.