LETTERE A MILENA – L´isola

di | 5 de Gennaio de 2012

“E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.”

Franz Kafka

Senza alcun dubbio
Kafka letterariamente, è immenso,
ma il mio romanzo preferito resta comunque
“Lettere a Milena” che mi ha letteralmente preso l’anima!

Ho tratto da Internet e da www.lafrusta.net
buona parte dell’articolo che posto quí sotto.

Lettere a Milena – Mondadori, Milano 1999

Recensione:

Sul balcone della pensione Ottoburg di Merano, dove si era recato per un soggiorno di cura, Kafka scrisse, a partire dall’aprile del 1920, le prime lettere a Milena Jesenska-Polak, una giovane traduttrice ceca che aveva conosciuto a Praga.
Queste lettere tracciano la parabola del rapporto (un paio d’anni) tra Milena e Kafka.
Milena, donna di grande fascino e carisma, non è stata solo l’amica di Kafka anche se si videro poche volte, in realtà; ma scrissero molto intorno a quei pochi incontri sospirati e temuti.
La corrispondenza parte dopo un breve incontro a Praga,
poi passarono insieme quattro giorni a Vienna;
giorni che torneranno di continuo nelle lettere: ricordo prezioso!

Scriveva di lei Kafka :
“…non considerava vergogna avere sentimenti profondi. L’amore era per lei un che di chiaro, di ovvio”
e Kafka ne completava il ritratto: “Lei è un fuoco vivo come non ne ho mai visti”.

Prima di Milena ci furono altre donne nella vita di Kafka, ma nessun’altra riuscì a scandagliare così in profondità l’animo di un uomo costretto all’ascesi non per vocazione o come scelta di un atto eroico, bensì per la sua incapacità di scendere a compromessi.

Queste “Lettere a Milena” sono la cronistoria di un amore complesso, profondo e che già prima di iniziare sembrava destinato a finire.

L’inizio della discesa comincia più o meno dopo il secondo incontro (terzo, in assoluto), a Gmünd: un incontro più breve, troppo breve e perciò freddo, anche se tanto desiderato per dissipare gli equivoci indotti dalla corrispondenza, che porta in sé la difficoltà di comprensione dovuta al differimento, all’accavallarsi delle lettere, all’umore nel quale si scrive o legge.

Inoltre, appare ormai chiaro
che una vita insieme non sarà mai possibile
prima di tutto perché Milena è sposata
e una scelta tra il marito e Kafka le pare impossibile.

E pare impossibile a Kafka stesso che scriveva:

«se tu volessi venire da me, se dunque volessi abbandonare tutto il mondo per scendere da me…non dovresti scendere, bensì sorpassare in modo sovrumano te stessa, in alto, oltre te stessa, talmente che dovresti forse dilaniarti, precipitare, scomparire (certo anche io con te). E tutto ciò per arrivare in un punto che non ha niente di allettante…»;

in secondo luogo, perché l’angoscia finora sopita riprende il sopravvento: le lettere anziché sollievo recano inquietudine, a prescindere dal loro contenuto.

Kafka matura l’idea di essere fonte di dolore per Milena.

La comunicazione diventa dunque dolorosa e tuttavia resiste ancora.

Kafka Scriveva:«o tu sei mia e tutto va bene, o invece ti perdo e allora non c’è niente…niente di niente»
«e certo è qualcosa di blasfemo costruire in questo modo così su una creatura umana».

Dopo circa due mesi di lettere più rarefatte e strazianti, la corrispondenza si interrompe cosí:

«ciò che tu sei per me, Milena, per me al di là di tutto il mondo in cui viviamo, non è detto nei quotidiani brandelli di carta che ti ho scritto» …«decisiva è la mia incapacità di arrivare al di là delle lettere…e decisiva è la voce irresistibilmente forte, come dire la voce tua che mi esorta a stare zitto».