Da dove comincio, incomincio dalla tristezza che mi schiaccia il cuore vedendo le tragiche sequenze che scorrevano in TV in queste settimane,con il tragico bilancio delle 521 vittime causate dalla violenta
tempesta tropicale Washi ,che ha colpito l’Isola sud delle Filippine.
Adesso è toccato alla bella Sardegna dove il bilancio delle vittime è purtroppo tragico e servono concreti interventi specifici per l’isola .
Il Consiglio dei ministri ha stanziato 20 milioni di euro per affrontare le prime emergenze per la Sardegna colpita da questa fortissima ondata di maltempo ed in TV salgono in sovrimpressione tutti i numeri telefonici per avviare una raccolta di fondi .
Ed io penso a tutti quei miliardari di tutto il mondo e ai tanti personaggi dello Spettacolo ,agli attori e cantanti italiani e stranieri che hanno apprezzato e goduto delle bellezze dell’isola,basterebbe solo il loro apporto per risolvere lo stato di emergenza della Sardegna.
Mah, chissà se avranno avuto tempo di farlo…sono sempre così occupati!
E poi,ho anche seguito la breve intervista fatta
al capo della Protezione civile .
Il giornalista gli chiedeva notizie sulla gravità della situazione sull’isola,dato che il capo della Protezione civile “ha potuto monitorarla sorvolando il Nord-Est della Sardegna “,ma anche andando di persona in tutte
le zone colpite con le vie delle città trasformate in grandi corsi d’acqua,devastate dal ciclone “Cleopatra”.
Ma se mi è permesso esprimere il mio disappunto,mi ha infastidito una parola ripetuta ben due volte dal capo della Protezione civile.
E mi domando se sono io che studiando lo spagnolo non conosco più bene il mio idioma ,dato che da cinque anni vivo all’estero .
Il capo della Protezione civile ha ripetuto che sorvolando l’isola dall’alto a potuto “apprezzare” lo stato delle cose ,ma che poi le ha potute “apprezzare” meglio nella realtà, percorrendo le strade e le città maggiormente colpite.
Ma santiddio, si dice “valutare “!!! Apprezzare cosa??? …i danni???
MA PER PIACERE!!!
Termino quì ,lasciandovi con un testo di J. W. GOETHE, Frammento sulla natura, 1792 o 1793
«Natura! Ne siamo circondati e avvolti – incapaci di uscirne, incapaci di penetrare più addentro in lei. Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco, finché, stanchi, non ci sciogliamo dalle sue braccia. Crea forme eternamente nuove; ciò che esiste non è mai stato; ciò che fu non ritorna – tutto è nuovo, eppur sempre antico. Viviamo in mezzo a lei, e le siamo stranieri. Essa parla continuamente con noi, e non ci tradisce il suo segreto. Agiamo continuamente su di lei, e non abbiamo su di lei nessun potere. Sembra aver puntato tutto sull’individualità, ma non sa che farsene degli individui. Costruisce sempre e sempre distrugge: la sua fucina è inaccessibile… Il dramma che essa recita è sempre nuovo, perché crea spettatori sempre nuovi. La vita è la sua più bella scoperta, la morte, il suo stratagemma per ottenere molta vita… Alle sue leggi si ubbidisce anche quando ci si oppone; si collabora con lei anche quando si pretende di lavorarle contro… Non conosce passato né avvenire; la sua eternità è il presente… Non le si strappa alcuna spiegazione, non le si carpisce nessun beneficio, ch’essa non dia spontaneamente… È un tutto; ma non è mai compiuta. Come fa oggi, potrà fare sempre».
J. W. GOETHE, Frammento sulla natura, 1792 o 1793