LE DONNE CURDE

di | 6 de Marzo de 2020

“Se volete dipingere queste terre, non potete far finta di non vedere i loro colori intensi. È impossibile non percepire il giallo della mostarda, il rosso delle ceramiche, i toni magici del marrone delle terre della Mesopotamia, il blu dei tatuaggi delle donne, il verde della speranza, il nero e il rosso del loro destino. […]
Per me quello che descrive meglio le donne curde è la citazione del dottor Qasimilo: “versa un thé che sia dolce come la donna curda, e nero come il suo destino”. È così la donna curda, che ha la capacità di dare gusto alla vita e dare un senso diverso a ogni singolo colore, ma il suo destino è dannatamente nero.
Ogni donna porta un peso enorme. E la moltitudine dei colori non è sinonimo di gioia. […]
Qui, ci sono tanti di quei colori, che nessuno vuole vedere. Le etnie e i popoli che vivono in Turchia sono i colori di queste terre. Ma ci hanno steso sopra uno strato di nero, e poi li hanno dipinti di rosso sangue. Ecco il quadro della Turchia: un quadro fatto di rosso e nero. […]
Tentano di realizzare così il quadro di questa nazione, immergendola in uno stagno di sangue, in un paese di leggi imposte, lingue e religioni obbligatorie. Eppure il nero non è un colore neutro, ma un colore caldo. Gli altri colori non scompaiono nel nero, ci si nascondono soltanto. E anche se viene utilizzato per annientare gli altri colori, se gratti un po’, i colori antichi escono improvvisamente fuori. La riuscita dipende da quanto talento hai nel grattare… ”

(Zehra Doðan, da “Les yeux grands ouverts”, 2016)

Zehra Doðan, Untitled, 2017

Post tratto dalla stupenda pag.FB >Il Salotto di Rossana