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“Lo spettacolo è ispirato alla storia di Vera Brittain, sorella di Edward Brittain capitano dell’undicesimo battaglione dei Sherwood Foresters, caduto in battaglia nei boschi di Asiago il 15 giugno 1918 e di cui Vera non ha mai cancellato, nei decenni, il ricordo nel cuore.
A Granezza, una lapide evoca questa romantica storia di altri tempi, di amore e di guerra, incentrata sulla figura di Edward Brittain, arruolatosi come volontario nel 1915, che sarebbe rimasta sconosciuta senza i racconti della sorella, volontaria della Croce Rossa sul fronte francese.
In questa suggestiva rappresentazione Vera, in un dialogo onirico fra lei e la sua amica scrittrice Winifred Holtby, descrive non solo l’esperienza diretta della guerra ma analizza lucidamente la fine di un’epoca e la tragica disillusione di un’intera generazione, la lost generation, la generazione perduta di giovani uomini di un’età media di 23 anni. Chissà cosa sarebbe successo in Europa e nel mondo intero senza questa grande perdita, chissà che futuro avremmo tutti potuto avere se questa giovane generazione non fosse stata spazzata via in modo più o meno inutile.
Che significato può avere morire durante una guerra di cui non si conosce il perché, morire giovani, essere dimenticati? L’amore e la pietà di Vera per il fratello la porteranno a una consapevolezza e ad una presa di coscienza che determinerà il corso della sua vita e che si estenderà anche oltre la sua morte.
Gli orrori del conflitto e le tragedie personali che colpirono la giovane crocerossina, la maturazione sentimentale, psicologica e professionale di una donna medio–borghese, i suoi sentimenti, i suoi ricordi, le sue emozioni conseguenti ad un inaspettato legame con un piccolo cimitero sperduto fra i boschi di uno sconosciuto altopiano d’Italia, vengono messi in scena “fotografando” il momento della prima visita di Vera alla tomba del fratello Edward, proprio a Granezza. Durante quella visita Vera decise che quel luogo doveva essere anche la sua ultima dimora. Nel settembre del 1970 infatti, per sua volontà, le sue ceneri furono portate in Italia dalla figlia e sparse accanto alla lapide del fratello in quel piccolo camposanto. Centinaia di visitatori giungono ogni anno da parte del Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia, Sud Africa, per rendere omaggio al Capitano Brittain, che fu immortalato nell’opera letteraria della sorella. Vera Brittain infatti fu anche un’ottima scrittrice, e il suo impegno sociale e politico, oltre al rifiuto della guerra dopo gli orrori vissuti, la portarono ad occuparsi di diritti civili e, in particolare, a lottare per il suffragio femminile e a svolgere un’intensa attività nel movimento pacifista inglese.”
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Un poema di John McCrae – “In Flanders Fields”
In Flanders fields
“In Flanders fields the poppies blow
Between the crosses, row on row
That mark our place; and in the sky
The larks, still bravely singing, fly
Scarce heard amid the guns below.
We are the Dead. Short days ago
We lived, felt dawn, saw sunset glow,
Loved and were loved, and now we lie
In Flanders fields.
Take up our quarrel with the foe:
To you from failing hands we throw
The torch; be yours to hold it high.
If ye break faith with us who die
We shall not sleep, though poppies grow
In Flanders fields.”
TRADUZIONE
“Sui campi delle Fiandre
Sui campi delle Fiandre sbocciano i papaveri
in mezzo a tante croci, che, in lunghe file uguali,
segnano il nostro posto, una per ciascuno.
Nel cielo ancora volano le allodole cantando,
ma il rombo dei cannoni confonde quella voce.
Noi siamo i morti uccisi dalla guerra.
Non molti giorni fa eravamo vivi:
ci sorrideva l’alba
ed il tramonto ci affascinava con i suoi colori,