Odio chi mi fa arrabbiare anche di domenica,
ma questo idiota(non saprei che altro nome dare a chi tiene in casa la spazzatura tutta la settimana, per poi farla buttare da un bimbo di undici anni,e non è nemmeno la prima volta!)
Dato che i due sacchi neri erano pesantissimi e enormi,il bimbo non riusciva a far altro che trascinarli fino ai raccoglitori d’immondizia,ma poi dopo vari intenti non riusciva a sollevarli e a buttare i due sacchi dentro ai bidoni dell’immondizia.Cosi sono scesa ad aiutarlo e ci siamo riusciti solo sollevando e reggendo in due un sacco per volta.
Immaginatevi quanto pesavano, senza contare che poi nel trascinarli si erano un po’ rotti qua e là lasciando una brutta scia maleodorante.
L’idiotissimo idiota proprietario dei rifiuti è giovane ,non si può trattare quindi di Sindrome di Diogene,ma di pura e semplice idiozia.
In questi giorni poi ,c’è allerta per il forte calore in tutte le isole canarie,ma come si fa a tenere in un appartamento tutta sta M…A!!!
E poi,dico a TE
forse i tuoi avi avevano una piantagione con parecchi schiavi? E per questo pensi nella tua mente bacata che questo bimbo solo per aver la pelle nera ,deve essere per forza trattato come uno schiavo da te,che dalla vita hai avuto solo la fortuna di ereditare…ereditare…ereditare senza alzare un dito,grazie ai tuoi nonni che sono emigrati dalle Canarie e hanno sudato sangue per dare ai nipoti una vita agiata, e tu guarda cosa sei diventato.
VERGOGNATI!
Che peccato che in questa calle ,la gente che sta sempre alle finestre per spiare la vita degli altri ,oggi ha voltato la testa dall’altra parte,tanto che gliene importa ,già …è solo un piccolo bimbo negro.
Non riesco di placare la forte rabbia,scusate …termino quì
e vi lascio questa toccante poesia
di Guy Tirolien
“Preghiera di un bimbo negro”
Signore, sono molto stanco.
Sono nato stanco
e a lungo ho cammrnato dal canto del gallo
ed alto è il colle che porta alla loro scuola.
Signore, non voglio più recarmi alla loro scuola,
fate, vi prego, che non ci vada più.
Voglio seguire mio padre nei freschi recessi
quando la notte fluttua ancora nel mistero dei boschi
ove s’insinuao gli spiriti scacciati dall’alba
Voglio andare a piedi nudi lungo i rossi sentieri
scottati dalle fiamme del meriggio
voglio dormire la siesta ai piedi dei grandi manghi
mi voglio svegliare
quando laggiù muggisce la Sirena dei bianchi
e l’officina
sull’oceano di canne
come un naviglio ancorato
vomita nella campagna il suo equipaggio negro…
Signore, non voglio più recarmi alla loro scuola,
fate vi prego, che non ci vada più.
Dicono che un piccolo negro ci deve andare
per diventare come
i signori come si deve.
Ma io non voglio.
diventare, com’essi dicono,
un signore della città
Un signore come si deve.
Preferisco ronzare intorno alle raffinerie
lungo cataste di sacchi
gonfi di zucchero bruno come la mia pelle bruna.
Preferisco, verso l’ora in cui la luna amorosa
bisbiglia all’orecchio delle palme di cocco,
ascoltare cosa dice nella notte
la voce spezzata d’un vecchio che racconta fumando
le storie di Zampa e del compare Coniglio
e molte altre cose ancora
che nei libri non ci sono.
I negri, lo sapete, hanno lavorato fin troppo.
Perché devono ancora apprendere sui libri
delle cose che non sono affatto di qui?
E poi e davvero troppo triste la loro scuola,
trIste come
quei signori come si deve
che non sanno più ballare di sera al chiaro di luna
che non sanno più camminare sulla carne viva dei piedi
che non sanno più narrare alle veglie.
Signore, non voglio più recarmi alla loro scuola.
( Tratta da «Nuova poesia negra » )
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