Come orsa, che l’alpestre cacciatore Ne la pietrosa tana assalita abbia, Sta sopra i figli con incerto core, E freme in suono di pietà e di rabbia: Ira la ’nvita e natural furore A spiegar l’ugne e a insanguinar le labbia; Amor la ’ntenerisce, e la ritira A riguardare ai figli in mezzo l’ira.
LUDOVICO ARIOSTO, “ORLANDO FURIOSO”, XIX.VII
¨¨¨¨¨¨¨¨¨¨¨¨¨¨
Perchè la notte è il mio sogno un guerriere Bello, biondo, gagliardo, che al volto, all’armi uguaglia San Giorgio che tremendo cavalca alla battaglia; E sogno che l’amore, la pietà, la virtù, Non siano che una pugna perenne di quaggiù. […] Triste pugna, allorquando l’alma combatte sola, E a lei di voce nota non giunge una parola; Ma bella, ma superba, se di un compagno fido Dato le sia distinguere nell’alta mischia il grido; E a lui lanciarsi, e seco, in dolce amplesso unita, Abbandonarsi fiera al gran mar della vita!… […]Vengono l’ore meste, quando l’anima cede Allo sconforto, al dubbio… e langue in lei la fede… Ma è allor che sorge e trova tra il dubbio e l’ansia amara La voluttà suprema di una parola cara!… […]
FELICE CAVALLOTTI, “IL CANTICO DEI CANTICI”, 1877
—————