“Non può esservi luce senza ombra, ne suono senza silenzio. L’esultanza sfiora l’orlo del dolore.”
Navarth (da”Il palazzo dell’amore” di Jack Vance)
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Da Wikipedia
Jack Vance, vero nome John Holbrook Vance, è stato uno scrittore statunitense, autore di romanzi fantasy e di fantascienza, benché Vance stesso abbia obiettato a questa definizione.
Data di nascita: 28 agosto 1916, San Francisco, California, Stati Uniti
Data di morte: 26 maggio 2013, Oakland, California, Stati Uniti
Carriera letteraria
Ha scritto oltre sessanta libri, la maggior parte dei quali inseriti in un ciclo: forse i più notevoli sono i quattro libri del Ciclo della Terra morente, oggetto di molte imitazioni; i cinque romanzi del Ciclo dei Principi Demoni; i quattro romanzi del Ciclo di Tschai; la trilogia di Durdane; quella del Cluster di Alastor; i due libri del Ciclo del Grande Pianeta e la trilogia di Lyonesse. Molti dei cicli di fantascienza di Vance appartengono ad una visione del futuro chiamata Distesa Gaeana, situata nella storia futura, ma le connessioni non sono tuttavia necessarie per la comprensione di ogni serie individuale (sebbene permettano a Vance di utilizzare in una serie dei riferimenti a protagonisti di altre serie, come Navarth, il poeta pazzo, o di citare in altri romanzi libri immaginari, come l’enciclopedia in più volumi “Vita” del Baron Bodissey).
Lo stile di prosa di Vance raggiunge probabilmente la sua forma migliore nei romanzi singoli come L’ultimo castello e Maske: Thaery.
I romanzi di fantascienza e fantasy di Vance sono tipicamente diretti, satire lineari, che possono facilmente sedurre un lettore nel considerarli solo space opera. I racconti di Vance contengono tipicamente un forte protagonista – alle volte forte di natura, alle volte forzato dalle circostanze – in quieta ma intensa opposizione ad una società febbricitante che eventualmente redime, spesso senza ricevere plausi o anche senza che qualcuno se ne accorga. Altri – una minoranza, ma una minoranza importante nel corpus delle sue opere – hanno come protagonista un antieroe, come Cugel, ironicamente soprannominato ‘Cugel l’astuto’ nei suoi romanzi della Terra morente, che subisce i tiri e le beffe di quella che lui – ma non noi – considera una sfortuna oltraggiosa.
Il lavoro di Vance nasconde in gran parte una commedia di moralità, comunque sottile. Anche un tagliagole, ladro ed occasionale stupratore come Cugel, una volta adeguatamente castigato dalle sue vicissitudini, può alla fine trionfare, come avviene nel seguito a Le avventure di Cugel l’astuto.
Ma l’attrattiva principale dei romanzi di Vance non sono le trame lineari ed il linguaggio squisito e ironicamente secco, quanto le sue capacità di evocare – spesso con sole poche parole – società aliene, complesse e assurde, purtuttavia completamente umane. Vance spesso crea, in un semplice paragrafo, un mondo più completamente realizzato di quello che molti scrittori riescono ad inserire in massicci volumi.
Un altro talento speciale di Vance è il racconto di storie-nelle-storie, mediante l’uso di citazioni in apertura di paragrafo (per esempio le avventure di Marmaduke nel Libro dei Sogni il quinto libro del ciclo dei Principi Demoni) e l’uso delle note a piè di pagina (la capacità di un narratore di usare efficacemente le note a piè di pagina è rara, quasi unica; un altro esempio può essere Terry Pratchett). Spesso Vance espone la natura piuttosto arbitraria delle società descritte, per mezzo di note linguistiche di termini intraducibili. Questi termini delineano concetti centrali per la società descritta, ma sono completamente alieni al lettore. In effetti la capacità di Vance di “spiegare” senza diminuire l’attenzione del lettore è parte del fascino del suo lavoro, ricco nella “Capacità Negativa” lodata da Keats ed essenziale per la fantasy e la fantascienza. Il fatto di non poter immaginare l’aspetto di un “deodand” o di non aver