“Odi et amo. Quare Id faciam,fortasse requiris.
Nescio,sed fieri sentio et excrucior.”
Si può arrivare ad amare con sublime felicità per il cuore
e ad odiare nello stesso tempo ,corrodendosi il cuore e
senza riuscire a sottrarsi a una cupa infelicità.
“Quis nunc te adibis? Cui videberis bella?
Quem nunc amabis? Cuius esse diceris?
Quem basiabis? Cui labella mordebis?”
Così scriveva Catullo a Lesbia :
” Da chi ora te ne andrai? A chi parrai bella?
Chi ora amerai? Di chi si dirà che tu sei?
Chi bacerai? A chi morderai le labbra?”
Lesbia era in realtà Clodia,
la gentildonna della “Roma bene”
a cui Catullo dedicava i più intimi sentimenti
e proprio Catullo ci da prova attraverso il tempo
con i suoi versi indimenticabili ,
che tutto ciò può esistere.