ARCHIVIO -A-

di | 4 de Luglio de 2015

ANDREA ZANZOTTO

Poesie di Pasqua: “Elegia pasquale”
Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.
E se è vero che oppresso mi composero a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.
Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle stanze
nelle gabbie spalancate dove grandi uccelli covarono colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario dei propri lievi silenzi.
Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

Andrea Zanzotto
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ANNE SEXTON

“MAGIA NERA”

Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza, come se iettatori e pettegoli
e ortaggi non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell’essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio, così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e cerebrale,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell’essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio, tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
Il cibo è troppo e nessuno è restato
a mangiare l’estrosa abbondanza. ”

…………..

ANNE SEXTON

Riding the Elevator into the Sky ^
(In ascensore fino in cielo)

Come dicono i pompieri,
non prendete mai camere oltre il quinto piano
negli hotel di New York:
ci sono scale che vanno più su
ma nessuno ci salirebbe.
Come dice il «New York Times»,
l’ascensore cerca sempre da sé
il piano in fiamme
e si apre automaticamente
e non si chiude più.
Sono questi gli avvisi
che dovete dimenticare
se volete uscire da voi stessi
fino a catapultarvi in cielo.
Sono andata spesso oltre
il quinto piano
salendo a manovella,
ma solo una volta
andai fino in cima.
Sessantesimo piano:
cigni e pianticelle piegati
verso la propria tomba.
Duecentesimo piano:
montagne con la pazienza di un gatto,
il silenzio in scarpe da tennis.
Cinquecentesimo piano:
messaggi e lettere millenari,
uccelli da bere,
una cucina di nuvole.
Seicentesimo piano:
le stelle,
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.
E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte,
lassù.

Anne Sexton
(Newton, 9 novembre 1928 – Weston, 4 ottobre 1974).


ANNE SEXTON

E se mi cerchi nei tuoi ricordi,
sarò il tuo passato…
e se mi cerchi nei giorni che vivi
sarò il tuo presente…
ma se ti decidi
di cercarmi nel mio cuore
sarò il tuo futuro…

…….
ANNE SEXTON

Quel che non sarà mai…

Vorrei sentire il tuo odore profumato di te
che risveglia tutti i miei sensi,
e mi fa sentire viva
vorrei toccarti,
percorrere le linee dure del tuo corpo,
che mi fa sentire donna
vorrei assaggiarti
piano piano
per sentire il tuo sapore ribollire sul mio palato,
che mi fa avere ancora piu fame
vorrei fare l’amore con te
perdermi in te e tu perderti in me,
sentire il nostro p